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Carcere sicuro, la grande disillusione: un fallimento annunciato

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07.08.2026

A un mese dall’annuncio del piano del ministro della Giustizia, il sistema penitenziario resta senza una vera riforma. Mancano organizzazione, risorse e una strategia capace di affrontare le cause profonde della crisi. Il ministro ha annunciato. Lo Stato, però, non ha ancora costruito gli strumenti necessari. A un mese dalla presentazione del piano “Carcere Sicuro”, il bilancio appare già segnato: nessuna trasformazione strutturale, nessuna nuova organizzazione del sistema, nessun modello operativo in grado di intervenire sulle criticità che da anni attraversano il mondo penitenziario. Le emergenze erano note da tempo. Senza investimenti adeguati, senza personale formato e senza un coordinamento stabile tra amministrazione penitenziaria, Servizio sanitario nazionale, enti locali e realtà del privato sociale, ogni intervento rischia di rimanere confinato nel campo degli annunci. Il carcere italiano non ha bisogno soltanto di essere alleggerito. Ha bisogno di essere ripensato.

LE MISURE ALTERNATIVE NON SONO UNO “SVUOTA CARCERI”

È necessario chiarire un principio fondamentale: le misure alternative alla detenzione non sono strumenti creati per ridurre semplicemente il numero delle persone ristrette. Sono modalità di esecuzione della pena previste dall’ordinamento penitenziario con una finalità precisa: favorire il reinserimento sociale attraverso percorsi individualizzati e responsabilizzanti. Trasformarle in una risposta esclusivamente emergenziale significa alterarne il significato e trasferire il problema dal carcere al territorio senza aver prima costruito una rete capace di sostenere le persone nel percorso di cambiamento. Chi lascia un istituto penitenziario deve trovare servizi, accompagnamento e opportunità concrete. Oggi, troppo spesso, questo sistema non esiste o funziona in modo frammentario.

LA LEZIONE DIMENTICATA DEL 1991: IL PROGETTO DELLE CASE MANDAMENTALI

Eppure una possibile strada era stata individuata già oltre 30 anni fa. Nel 1991 venne elaborato, nell’ambito del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, un progetto innovativo che anticipava molti dei problemi oggi ancora irrisolti. L’idea era quella di utilizzare le case mandamentali dismesse,........

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