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Disarmare l’economia è possibile

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13.03.2026

La riconversione ecologica del polo di Colleferro può diventare un modello per tutto il Paese

La riconversione ecologica conviene sempre a tutti e tutte, tranne a quei pochi che continuano a fare soldi con i fossili e la guerra. A Colleferro, comune della Valle del Sacco all’interno di un Sito di Interesse Nazionale, lo scorso 14 febbraio nella Biblioteca Comunale la Rete Tutela Valle del Sacco ha organizzato il primo incontro del Laboratorio Nazionale Permanente di Riconversione. Un percorso lanciato da diverse realtà sociali impegnate ad affermare nel dibattito politico nazionale l’utilità e l’efficacia di modelli industriali, produttivi ed energetici che riconoscano la relazione tra ecologia, pace, salute e lavoro. 

Per rispondere ai problemi sociali e ambientali causati da un modello che con la sua industria chimica e militare a Colleferro, come in tantissimi altri luoghi del nostro Paese, ha lasciato macerie. I report dell’Arpa del Lazio non lasciano dubbi: la Valle del Sacco è il territorio più critico della Regione. Pesantemente segnato da: inquinanti chimici che negli ultimi 30 anni hanno avvelenato terreni e falde acquifere; dall’impatto dell’ex discarica di Colle Fagiolara; dalle vecchie industrie che negli scorsi anni hanno causato danni enormi come Snia Viscosa, ex Bpd; dalla nascita di nuovi impianti industriali nel settore bellico; dal consumo di suolo, tra i più alti d’Italia. 

Una cittadina di 20 mila abitanti sacrificata agli interessi industriali della chimica e dell’industria pesante, le cui prospettive senza riconversione sarebbero fosche sotto ogni aspetto. L’obiettivo del Laboratorio è quello di trasformare Colleferro da polo storico della produzione militare a distretto nazionale della “transizione civile avanzata”. Proponendo un’economia disarmata per la conversione ecologica delle attività produttive e industriali, attraverso un piano che si articola in quattro assi integrati. 

Il primo dedicato a Spazio Civile, Servizi Dati Ambientali e Monitoraggio Climatico, per sviluppare il segmento civile ad alta intensità di conoscenza e passare da polo bellico a polo clima-digitale. Il secondo asse è legato al Centro Bonifiche e Remediation Tecnologica, con l’obiettivo di fare di Colleferro un Hub nazionale delle cosiddette tecnologie di “remediation”, visto che saranno necessari molti anni per bonificare il territorio. Il terzo asse è chiamato Power Electronics e Storage Green, per sviluppare una produzione industriale avanzata, ridurre le bollette e rafforzare le competenze delle Pmi. E infine il quarto asse, Difesa Civile Non Armata e Protezione Territoriale, per ridefinire il concetto di sicurezza cambiandone il paradigma, legandolo a concetti di safety (non security), di resilienza e coesione sociale. Una riconversione intelligente che riusa competenze e asset territoriali e prevede 600-700 posti di lavoro stabili e qualificati con un investimento di 150 milioni di euro per sviluppare gli assi della riconversione.

Finalmente una prospettiva che migliora la reputazione del Comune, creando competenze esportabili e integrandole con la ricerca dell’Università. A differenza di un’economia di guerra che crea meno posti di lavoro, debito sulle comunità, riduce la biodiversità del territorio, peggiora la crisi climatica e la salute pubblica, diminuisce la natalità, mangia enormi risorse destinate a investimenti per le politiche sociali. Colleferro, come dicono i promotori del Laboratorio nazionale di riconversione può diventare il primo caso italiano di Riconversione industriale pianificata con base economica misurabile. Se vogliamo lavoro, salute e pace dobbiamo uscire dall’era dei fossili. Facciamo Eco!


© L'Espresso