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Mancata promozione: stalking e auto bruciate per vendicarsi

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10.04.2026

I danni causati il 17 ottobre dal secondo incendio doloso all'auto dell'uomo di 38 anni: tre persone sono state arrestate per atti persecutori

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Bologna, 10 aprile 2026 – L’hanno perseguitato per una faida nata sul posto di lavoro, costringendolo anche a cambiare casa, spostandosi da Castel Maggiore a Granarolo, e poi gli hanno dato fuoco, per ben due volte, alla macchina. La vittima, un 38enne calabrese, aveva sporto denuncia e da lì sono partite le indagini.

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Chi sono i 3 uomini ai domiciliari con il braccialetto elettronico

I carabinieri della stazione di Granarolo dell’Emilia, supportati dai colleghi del Norm, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre soggetti, pregiudicati, che ieri sono stati messi agli arresti domiciliari. Nei loro confronti è stata applicata la procedura del ‘Codice Rosso’ con il braccialetto elettronico: devono rispondere dei reati di incendio aggravato in concorso e atti persecutori. Si tratta di due calabresi, un 51enne residente a Codigoro, A.R., e un 35enne residente a Castel Maggiore, D.M.R., identificato come mandante delle operazioni, e di un abruzzese, 49enne, residente a Bologna, A.G.

I due incendi che hanno creato paura e danni

Era la notte del 9 ottobre scorso quando alcune auto, tra cui quella della moglie della vittima, erano state date alle fiamme in via della Solidarietà a Granarolo: in quell’occasione il fuoco aveva danneggiato anche le vetrate dell’asilo. Pochi giorni dopo, il 17 ottobre, sempre nella notte, il gruppo ha colpito nuovamente, forse perché nella prima circostanza non era riuscito a ‘colpire’ l’auto del 50enne, bensì quella della moglie e di altri residenti. La notte del 17, dunque, l’auto del malcapitato 38enne è stata incendiata mentre era parcheggiata nel box condominiale.

Una faida nata da una mancata promozione

Appurando che non poteva trattarsi di una mera coincidenza, e dopo la denuncia della vittima, sono iniziate le indagini dei carabinieri di Granarolo, e dei colleghi del Nucleo Operativo, che hanno portato, ieri, alle tre misure cautelari richieste dalla pm Silvia Baldi. Alla base di questi episodi ci sarebbe una faida lavorativa nata all’interno degli ambienti di Fer, azienda per cui tutti i coinvolti lavoravano. A ingegnare il piano criminale sarebbe stato il 35enne. Stando a quanto ricostruito dai militari, infatti, questo avrebbe ritenuto il 38enne, vittima degli atti persecutori, come responsabile di un mancato avanzamento di carriera nell’azienda. Il 35enne, per fargliela pagare, avrebbe ingaggiato gli altri due colleghi, il 51enne, considerato l’altra mente del piano, e il 49enne, che viene indicato dagli investigatori come autore materiale dei roghi.

La paura dell’uomo di 38 anni, costretto a cambiare casa

Gli episodi avevano suscitato molta preoccupazione tra i residenti, ignari di tutta questa situazione, ma soprattutto paura e ansia nel 38enne, che era stato costretto a cambiare le abitudini di vita, guardandosi continuamente le spalle. L’uomo, temendo per l’incolumità della famiglia, in questi mesi, aveva anche convinto i parenti a trasferirsi lontano da Bologna.

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© il Resto del Carlino