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Salvati svela Cocciante: "Il ritratto di un amico"

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21.02.2026

Un appuntamento decisamente speciale, quello di lunedì al Victoria Cinema di Modena. Alle 20.50 verrà, infatti, proiettato ‘Il mio nome è Riccardo Cocciante’, il primo docufilm realizzato sulla vita del cantautore e compositore. Una pellicola – prodotta da Raffaella Tommasi per Daimon Film – che promette emozioni anche in virtù dell’artista che l’ha diretto: Stefano Salvati, il più importante regista e autore italiano di videoclip (ma ha diretto anche programmi musicali per la televisione, film e spettacoli teatrali, spot pubblicitari), nonché sceneggiatore e produttore.

Il primo film su Cocciante: come è nato il progetto?

"L’idea risale a sei anni fa: volevo fare un docufilm su un grande artista famoso in tutto il mondo. E ho subito pensato a lui: cantautore, compositore. Poi ho scoperto che non esisteva alcuna sua biografia ufficiale autorizzata: dovevo assolutamente fare qualcosa. Sono amico di Riccardo e sua moglie da 30 anni: li ho chiamati e ho fatto la proposta. La vera illuminazione mi è stata suggerita da loro figlio, lo scorso anno: a 79 anni (Cocciante ha compiuto 80 anni ieri, ndr) doveva finire il nuovo album, fare i casting per Notre Dame de Paris, fare il tour e scrivere due nuove opere. Il tutto con una energia fisica e mentale pazzesca: un ‘super eroe’ che nel frattempo ha pure raccontato la sua vita e la sua carriera in un film. L’idea è piaciuta ed eccoci qui".

Lei viene chiamato il ‘Fellini del videoclip’. Da Sting agli Aerosmith, da Vasco a Ramazzotti, da Zucchero a Bocelli a Renato Zero, Laura Pausini, Giorgia, Gianna Nannini, Morandi e persino Pavarotti. Come ha scelto questo lavoro? "Ero piccolo: mio padre lavorava nel campo della moda ma aveva la passione per il cinema. A 4 anni mi ha insegnato come usare la macchina fotografica e la cinepresa Super8, a 8 anni ho girato il mio primo cortometraggio, a 12 anni a qualche chilometro da Vergato, dove abitavano i miei nonni, d’estate ho aperto un cineclub nello scantinato del bar del paese, con 60 iscritti. Facevo io i contratti con le case di produzione professionali per avere i film da proiettare a 19 anni ho fatto il primo videoclip".

"A metà degli anni Ottanta: il primo cantante che mi ha dato fiducia e mi ha dato la possibilità di fare un video è stato Gino Paoli. La canzone era ‘Cosa farò da grande’ con il video girato a Modena. È stato l’inizio della mia carriera. Il manager di Paoli, Michele Torpedine, lo era anche di Zucchero. Torpedine mi diede la possibilità di girare i video dell’album ‘Blues’. A 23 anni sono diventato popolare e ho conosciuto Antonello Venditti, Vasco Rossi…".

Com’è nato il sodalizio con Vasco Rossi?

"Sono cresciuto con lui, era il mio fratello maggiore. Quando ci siamo incontrati ci siamo ‘riconosciuti’ subito. Quasi 30 anni di lavoro insieme e di amicizia. L’aggancio è stato un videoclip che io avevo realizzato per gli Skiantos: lui mi chiesto un cortometraggio di presentazione dell’album che stava facendo, ‘Liberi liberi’. Da quel momento siamo diventati amici e io ho iniziato a essere per lui ciò che prima era stato Massimo Riva. Poi ‘Gli spari sopra’, ‘Gli Angeli’ con Roman Polanski…".


© il Resto del Carlino