Marrese e il ritratto di Zuppi
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C’è una scena, nel nuovo documentario di Emilio Marrese (foto) ‘Chiamami Don Matteo - Zuppi, il vescovo di strada’, che riassume meglio di mille parole il senso di un ministero: il cardinale Matteo Maria Zuppi che percorre i portici di Bologna in bicicletta, fermandosi non per protocollo, ma perché richiamato da un saluto, da un bisogno, da una storia. Sarà proiettato questa sera al cinema Eden di Carpi, alle 19 e alle 21, il docufilm sul cardinal Zuppi, alla presenza del regista bolognese che ha avuto il privilegio di seguire il presidente della Cei in un anno cruciale, segnato non solo dalle sfide pastorali quotidiane, ma anche dalle delicate missioni di pace internazionali e dal Conclave del maggio 2025 che ha portato all’elezione di Papa Leone XIV. Tuttavia, la forza del documentario risiede nel ‘dietro le quinte’. Vediamo uno Zuppi che abita in una casa di riposo per sacerdoti, condividendo gli spazi e la mensa con i confratelli anziani. È qui che emerge la figura del ‘parroco del mondo’: un uomo che rifiuta le barriere del titolo e che chiede, con semplicità quasi disarmante: ‘Chiamami Don Matteo’. Tra le scene più intense c’è anche quella in cui Zuppi dialoga con Alessandro Bergonzoni. "Cercavo il cortocircuito – spiega Marrese –. Bergonzoni lavora sull’assurdo, sulla parola che esplode; Zuppi lavora sulla Parola che si fa carne. Vederli insieme è stato come assistere a una danza tra metafisica e realtà: la prova che si può parlare di spirito senza essere noiosi o scontati".
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