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Piero Ferrari scende dai super yacht Ferretti: “Ma è solo una scelta finanziaria”

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10.04.2026

Il Gruppo Ferretti è specializzato nella produzione di yacht di lusso. A destra, Piero Ferrari, classe 1945, è figlio del Drake, fondatore della casa di Maranello

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Forlì,, 10 aprile 2026 – È una sfida globale, quella per il controllo di Ferretti, colosso della nautica e leader mondiale del settore. L’azienda ha mantenuto a Forlì la sua prima sede e parte della produzione, ma ha cantieri navali a Ravenna (il più recente), Cattolica (Rimini) e Mondolfo (Ancona), oltre a La Spezia per il marchio Riva. Entro lunedì si chiuderà l’Opa parziale del miliardario ceco Karel Komarek, che ha messo sul piatto 202 milioni di euro per raddoppiare il suo peso dal 15 al 30%: circa 60 li ha versati a Ferrari. L’obiettivo è mettere in discussione il controllo cinese: dal 2012 il principale azionista è il fondo orientale Weichai, che rilanciò l’azienda e controlla tuttora il 39%. Il 14 maggio si terrà l’assemblea (online): in quell’occasione Komarek e Weichai peseranno le loro quote e verranno allo scoperto le necessarie alleanze per raggiungere il 50% con cui controllare il prossimo consiglio d’amministrazione.

L’intervista a Piero Ferrari sul futuro di Ferretti

"Francamente io non vedo problemi per il futuro di Ferretti e a maggior ragione per chi lavora per il gruppo, in Romagna come nelle Marche o altrove. Ho venduto le mie azioni in una logica di investimento finanziario, non certo perché nutrissi perplessità sulle prospettive dell’azienda".

Piero Ferrari è tante cose e ha tante cose, ci mancherebbe. Per lui, uomo legato all’asfalto per via delle automobili che portano il suo nome, il mare è una suggestione. "Una passione sicuramente – precisa il figlio del Drake, vicepresidente della casa di Maranello e presidente onorario del colosso della nautica –. Nel mio piccolo credo di avere contribuito allo sviluppo di Ferretti Yachts. E la mia attenzione al settore non verrà meno da qui in avanti".

La vendita. Ferretti ha chiuso il 2025 con ricavi oltre 1,2 miliardi e dividendo in aumento. I ricavi netti hanno toccato 1.231,7 milioni di euro, con un incremento del 5% rispetto all’anno precedente, spinti da un portafoglio prodotti sempre più orientato verso yacht di grandi dimensioni e ad alto valore. La redditività operativa si è consolidata: l’EBITDA adjusted si attesta a 202,8 milioni, in aumento del 6,7%, con un margine al 16,5%, mentre l’utile netto sale a 90,1 milioni (+2,2%).

In tutto questo, Piero Ferrari ha deciso di vendere la sua quota. Che si aggirava intorno al cinque per cento. Come mai?

"Per la ragione che ho illustrato all’inizio. Io amo la nautica, ma sin da subito il mio era un investimento finanziario. Ero già tra gli azionisti prima della quotazione in Borsa, ho conservato per anni il mio pacchetto, adesso si è creata l’occasione di materializzare un guadagno e ho venduto".

Al gruppo dell’imprenditore ceco Karel Komarek.

"Lui, esatto. Lo conosco da tempo, lo stimo, credo abbia lo spessore per far crescere ulteriormente il brand".

Ci sono di mezzo anche i cinesi di Weichai, che controllano la maggioranza relativa.

"Sì, e personalmente da azionista ho avuto un rapporto corretto anche con loro. Ripeto, la mia è stata una scelta in qualità di investitore finanziario".

Quindi è vero che potrebbe continuare a far parte del consiglio di amministrazione?

"Se mi venisse chiesto, perché no? Non ho timori sulla redditività della azienda, che è ben governata e rappresenta un modello di business vincente".

Nonostante i venti di guerra?

"I prodotti, chiamiamoli così!, di Ferretti resteranno competitivi, le tensioni internazionali ovviamente non aiutano ma lavorare bene e con passione è la miglior garanzia. Anche quando ci si trova in mezzo alla bufera…".

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© il Resto del Carlino