Canossa tra i magnifici 20 finalisti d’Italia: è sfida per il titolo del Borgo dei Borghi 2026
Una visione panoramica delle rovine del castello di Canossa (foto di repertorio)
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Canossa (Reggio Emilia), 4 aprile 2026 – Non è solo un castello, non è solo un profilo di arenaria bianca e storia: Canossa è uno stato d’animo, un’energia millenaria che oggi corre per il titolo di ‘Borgo dei Borghi 2026’. La perla della Val d’Enza è stata scelta per rappresentare l’Emilia-Romagna nella competizione della trasmissione di Raitre ’Kilimangiaro’, condotta da Camila Raznovich.
Canossa è tra i 20 finalisti del Borgo dei Borghi 2026
Canossa è arrivata tra i venti finalisti che si contenderanno il primato, la sera di Pasqua, il 5 aprile. Per presentarsi al grande pubblico, Canossa ha scelto di raccontarsi attraverso i volti di chi ne calpesta i sentieri ogni giorno. Perché, spiega la giovane imprenditrice agricola Allegra Dallari, 25 anni, “Canossa è un borgo sparso, mosaico di undici frazioni e trentadue borgate incastonate tra boschi, campi e calanchi, che lo rendono un luogo davvero speciale”.
“Il borgo è unico perché racchiude ancora le energie di Matilde”
Siamo nella prima fascia pedecollinare dell’Appennino reggiano, dove il bianco della pietra – dal latino Canus, come ricorda la praticante avvocato Giulia Corradi – dà il nome alla rocca e domina l’orizzonte. Il viaggio visivo proposto da RaiPlay parte dalle fortificazioni. Se Canossa è il centro, il castello di Rossena e la torre di Rossenella ne sono le sentinelle. "Rossena è stata edificata probabilmente prima dell’anno Mille — continua Corradi — e costituiva un avamposto difensivo. La struttura attuale è frutto di ricostruzioni rinascimentali, ma conserva intatta la cinta muraria”.
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Un paesaggio che Giuliano Cervi definisce risultato di una "interrelazione millenaria fra l’uomo e l’assetto idrogeologico”. Non a caso, questa simbiosi ha permesso alla zona di ottenere il riconoscimento di Area MAB Unesco. Al centro di tutto resta lei, la Gran Contessa. “Il borgo è unico perché racchiude ancora le energie di Matilde, fra le figure femminili più importanti del Medioevo — aggiunge Allegra — una feudataria capace di plasmare il territorio dal punto di vista sociale e culturale”. Eredità che vibra ancor oggi, periodo di conflitti, tanto che Mario Bernabei nota una sorprendente attualità: "I giovani vogliono Matilde”.
Canossa non è solo storia, ma è anche terra di piaceri terreni
Canossa è anche terra di piaceri terreni. Il Lambrusco, frizzante e sincero, è il compagno inseparabile della cucina locale. I viticoltori lo descrivono “vino antico, capace di sposarsi con i classici primi piatti emiliani”. Come il tortello d’erbetta, simbolo di un’accoglienza che sa di casa.
Poi c’è la storia dei muscoli. Francesca Brundolino, imprenditrice culturale, guida idealmente i visitatori verso la Riserva della rupe di Campotrera lungo il sentiero dei minatori. Qui si estraevano rocce vulcaniche. “Mio nonno è stato capo cantiere per dodici anni — dice con emozione Luigi Carlini, 73 anni — mi portava in cava”. Figli e nipoti narrano di giornate trascorse a masticare polvere rossa, con l’unico sollievo di una cascatella naturale per lavarsi a fine turno.
Canossa e la spiritualità: a Votigno sorge la Casa del Tibet
La capacità di accoglienza di Canossa ha valicato i confini. A Votigno sorge la Casa del Tibet, inaugurata nel 1999 dal Dalai Lama. Il fondatore, il dentista reggiano Stefano Dallari, ricorda l’incontro con l’autorità religiosa: “Gli dissi che eravamo solo in sei, ma determinati. Scegliemmo Canossa perché Matilde, intercedendo tra Papa e Imperatore, aveva scongiurato una guerra. Lui rispose che sarebbe venuto a inaugurarla”. Da allora, la Casa insegna “la gioia di vivere e di proteggere il creato”.
Alessandro Toni spiega la tradizione dello scalpellino e se i residenti ogni mattina si affacciano per “salutare la Gran Contessa”, c’è anche chi, come un pittore milanese, è fuggito dal soffocamento della metropoli per trovare ai piedi della rupe la propria riconciliazione.
L’istituto ‘Memoria e Durata’ raccoglie i canti della tradizione orale della Val dell’Enza, in un’era pre-industriale dove la figura femminile cercava spazi di libertà, come negli inviti al divertimento prima delle nozze. La sfida è aperta: il 5 aprile l’Italia saprà se il cuore dell’Emilia è diventato Borgo dei Borghi.
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