Una Hotels, Cheatham non è guarito. Ora è a rischio anche per i playoff
Kwan Cheatham, 30 anni il prossimo 21 agosto: una stagione piena di problemi
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Kwan Cheatham è costretto ad alzare bandiera bianca. "A seguito della ricomparsa della sintomatologia dolorosa – si legge nel comunicato diffuso dalla Pallacanestro Reggiana – l’atleta è stato sottoposto a ulteriori accertamenti clinico-strumentali che hanno evidenziato la persistenza dell’edema osseo a livello del calcagno. Alla luce del quadro attuale, Cheatham non è al momento nelle condizioni di riprendere l’attività sportiva. Di comune accordo con lo staff medico e sanitario, si è pertanto deciso di proseguire il percorso terapeutico e riabilitativo, con l’obiettivo di favorire un completo recupero e ridurre il rischio di ulteriori ricadute".
Tradotto: la sua regular season, ma più verosimilmente l’intera stagione, è già finita. L’ala americana, infatti, ha giocato l’ultima partita lo scorso 28 dicembre a Tortona e poi non è più riuscito a scendere in campo. Coach Priftis aveva ipotizzato un suo impiego nella partita con Milano dello scorso 4 aprile, ma poi il ‘Morbidone’ non si era visto. Ieri il club ha fatto chiarezza su una situazione che va avanti ormai da parecchi mesi e che aveva pesantemente condizionato sia il mercato estivo e che il tragico inizio della squadra. Prima il cambio di strategia per riaccoglierlo quando erano già stati firmati i due ‘quattro’ (ovvero Severini e Williams) poi lo stand-by per capire quanto tempo servisse per rimetterlo in sesto avevano creato tanti equivoci tattici. Nodi che sono poi stati sciolti dall’ingaggio provvidenziale di JT Thor, una delle mosse più felici del gm Sambugaro che ha poi corretto ulteriormente il tiro aggiungendo anche Stephen Brown (al posto di Jamar Smith) e Riccardo Rossato (virtualmente nei panni di Vitali).
Se non ci saranno colpi di scena, mai da escludere quando si parla di Cheatham, la sua avventura in biancorosso è quindi ai titoli di coda. Onestamente non ne faremmo un dramma, visto che l’idea estiva di fargli fare il primo-secondo violino della squadra era stata tutto fuorché felice. Parliamo infatti di un giocatore monodimensionale, dotato di un tiro molto pericoloso e pochissimo altro. Pur essendo quasi 210 cm non ha una particolare attitudine né rimbalzo né in difesa dove non ha abbastanza mobilità per tenere le ali o sufficiente fisicità per limitare i lunghi. Forse non è quindi un caso che nella propria carriera non sia mai rimasto per due stagioni consecutive nella stessa squadra, eccezion fatta per Reggio. JT Thor, in poche parole, è di gran lunga più completo e più funzionale per il collettivo di Priftis.
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