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Virginio: "Grazie Vuelle, mi hai rilanciato". La grande metamorfosi del lungo varesino

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01.04.2026

Virginio in chiusura su una folata di Karvel Anderson:. è cresciuto anche in difesa

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Virginio, tre partite da solo a combattere contro interi pacchetti lunghi, innalzando addirittura medie punti e rimbalzi, da 8+3 a 15+5: come commenta questo periodo?

"Sono molto contento. La nostra forza è che in qualsiasi situazione abbiamo saputo trovare una risposta. L’obiettivo primario nella nostra squadra è andare da Tambone e Miniotas, ma non significa che gli altri non possano dare un contributo. Ad esempio, a Pistoia, dove abbiamo giocato in sette, in sei siamo andati in doppia cifra: significa che abbiamo spalmato i possessi sugli altri".

Questa metamorfosi, da specialista a giocatore globale, com’è stata possibile in pochi mesi?

"La mia caratteristica è sempre stata quella di essere adattabile, una sorta di jolly. La verità è che ho lavorato tanto con lo staff della Vuelle per trovare altre soluzioni, perché le squadre cambiano molto contro di me e volevo avere in mano più opzioni".

In estate ci aveva confidato di aver giocato tutte le giovanili da ala piccola, il salto era già grosso a spostarsi da 4, non crede?

"Sin da piccolo, per fortuna, sono stato costruito come un giocatore che può avere la palla in mano, dopo è più facile aggiungere dei movimenti sotto canestro piuttosto che il contrario. Ma quando sono arrivato in prima squadra a Varese c’era una filosofia stile Nba, si poteva tirare solo da tre oppure andare al ferro, era vietato tirare dal mid-range, che invece in A2 è una soluzione utilizzata tantissimo".

Possiamo dire che a Pesaro è iniziata una nuova carriera per Nicolò?

"E’ la società che mi sta rilanciando. Per quattro anni a Varese ho avuto la sensazione di avere delle occasioni che poi non si concretizzavano mai o perlomeno non con questa continuità, nonostante avessi lavorato tanto per farmi trovare pronto. Sono grato a Pesaro per la chance e la fiducia che mi ha dato, non era scontata".

Quanto ci è voluto per riprendervi dalla botta contro la Fortitudo?

"Un paio di giorni: inseguire per 37’, superarli, avere il tiro per ammazzare la partita e poi perdere così non è facile da digerire. Mi è dispiaciuto soprattutto per il pubblico, non avevo mai giocato in un contesto del genere. Era importante reagire subito, per questo ritengo la vittoria di Pistoia davvero preziosa".

Nel frattempo, a cinque giornate dalla fine, il vostro coach continua a gettare secchiate d’acqua gelata sul fuoco, fa bene?

"Certo, perché ancora può succedere tutto, ma finché abbiamo il destino nelle nostre mani, non dobbiamo preoccuparci che qualcuna delle nostre avversarie inciampi".

Chi può essere la rivale più pericolosa?

"Fino allo scorso week-end avrei detto Brindisi, ma il passo falso di Mestre potrebbe costarle caro. Oggi la squadra da cui guardarsi è Scafati, soprattutto perché abbiamo il confronto diretto sfavorevole. Ma adesso l’unica cosa che conta è battere Verona".

Vi siete affrontati due volte e ha vinto sempre la Tezenis, cosa si può fare venerdì per invertire la tendenza?

"Dobbiamo tener botta contro la loro fisicità, ma non siamo mai stati al completo: a Verona ci mancava De Laurentiis, che poi a Rimini si è fatto male e anche stavolta non lo saremo anche se è arrivato Smith, giocatore molto verticale che ci mancava".

Che cosa potrà darvi Andrew?

"Mi ha fatto una bella impressione, è voglioso e motivato. Ma siccome so cosa significa arrivare in corsa, saremo noi a dovergli dare una mano perché si integri in fretta, non è facile entrare dentro meccanismi già oliati". Elisabetta Ferri

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