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L’epopea della pasticceria Castelnuovo al Lorenteggio: il “Bala Linda”, il cabaret, i pasticcini e tre generazioni

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14.03.2026

L’epopea della pasticceria Castelnuovo al Lorenteggio: il jet set degli anni ’60 e l’evoluzione di padre (Enrico) in figlio (Francesco) in nipote (Niccolò).

Per approfondire:

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Milano – La memoria è un toccasana. Perché il tempo che passa non evoca necessariamente la caducità e la precarietà della vita, semmai il legame stretto con chi, prima di noi, ha tracciato e agevolato la strada su cui stiamo camminando. È istintivo fare questa riflessione in via dei Tulipani, dove decine di anni fa Enrico Castelnuovo sfornava pasticcini e lievitati deliziosi per i suoi clienti; tra loro anche i tanti personaggi del cinema, della scena musicale e del cabaret che abitavano attorno a questa strada defilata sul fianco sinistro della Lorenteggio, perché era pur vero, era periferia, eccome, ma insomma i prezzi delle case non erano proibitivi e la vita di quartiere era ancora impregnata di un’invidiabile umanità.

C’erano i Camaleonti ma anche Abatantuono, i Bisonti, Tony Dallara e Paolo Poli. E poi c’era lui, Lucio Battisti che risiedeva al civico 19, quindi proprio di fronte alla pasticceria e che il signor Enrico accoglieva al banco con l’immancabile battuta, in rigoroso dialetto milanese: "Tel chi el Bala Linda". Alludendo ovviamente ad uno dei motivi firmati con Mogol che alla fine degli anni ’60 avrebbero fatto breccia nell’immaginario collettivo con il suo crescendo ritmico e con il brano "prigionieri di un mondo che ci lascia soltanto sognare".

 passata mezza eternità da allora. Ma continua a prendersi la scena la pasticceria storica e a conduzione famigliare che da 80 anni smentisce il luogo comune sulla Milano out of the ring, quella che si distende all’esterno della "circonvalla", considerata poco allettante per chi voglia investire nella nobile arte bianca. Del resto, ci aveva già pensato il figlio Francesco ad aggiungere lustro alla reputazione del locale dei Castelnuovo, inventando dolci e monoporzioni che sono poi entrati nella piccola letteratura della pâtisserie di livello. Come la celebratissima “Torta Enrico”, al cioccolato extra-fondente speziato con pere e cannella, evidente omaggio al fondatore del locale; o come la “Fior di Pesco”, altro omaggio a Lucio. Senza dimenticare la sua firma sulla “Torta Zurigo”, diventata un’evergreen, e sulla “Fiamma”, pasticcino al cioccolato con rum che era e continua ad essere un’icona.

Anche adesso che il bel locale di via Tulipani è gestito con autorevolezza da Niccolò, figlio di Francesco e nipote di Enrico, terza generazione che ha contribuito a fare della Castelnuovo una delle migliori pasticcerie della città, con la sua eleganza calda e mai orpellosa e con il servizio al tavolo gentile e invitante che il padrone di casa cerca sempre di sintonizzare con la squadra di ragazzi (Maurizio, Antonio, Gioele e Maurizio junior) che nel laboratorio retrostante realizzano ricette rodate ma anche creazioni che onorano dolci classici dando loro un tocco discreto di contemporaneità. Potendo peraltro contare, va detto, sulla complicità e sulla verve della sua compagna (e socia), Aracely Eulogio Espinoza. Come dire: un indirizzo invitante e non solo per le “2 torte” che la guida Gambero Rosso ormai concede da anni al locale o per i grandi lievitati festaioli (natalizi e pasquali) mai azzardati ma impeccabili per qualità e ingredienti.

Del resto, la fretta sarebbe stonata e pure inopportuna. Perché un buon caffè accompagnato da un paio di golosi pasticcini della maison (come quelli alla cheesecake con formaggio montato, o alla pastiera) vale la pausa prolungata. E se serve un po’ di storytelling, Niccolò e papà Francesco sono ottimi narratori. Anche se il “Bala Linda” non c’è più. E con il grande Lucio è scomparsa anche la Milano di quegli anni.

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