menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Stretto di Hormuz e fiammata dei prezzi: l’Ue lancia il piano energia, il gas russo divide l’Italia

15 0
14.04.2026

Lo stretto di Hormuz

Per approfondire:

Articolo: Il cardinale: “Donald Trump è delirante. Pressioni filo-Usa sul Conclave”Articolo: “Giorgia Meloni può rimodulare la sua proposta politica”: l’analisi del politologo CampiArticolo: Crisi di Hormuz, von der Leyen rilancia rinnovabili e nucleare: così l’Ue può uscire dalla dipendenza dai fossiliArticolo: Prezzi di benzina e diesel, poche illusioni. La previsione: “Risaliranno”

Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su Google

Seguici

Roma, 14 aprile 2026 – La chiusura dello Stretto di Hormuz riporta l’energia al centro della fragilità europea e mette l’Italia davanti alla sua linea di faglia più esposta: dipendenza dalle rotte esterne, prezzi industriali già elevati, trasporti sotto pressione. I mercati hanno reagito subito. Il Wti è salito fino a 104,57 dollari al barile, il Brent oltre i 102 dollari, mentre il gas al Ttf di Amsterdam ha segnato un balzo superiore al 10%, fino a 48,2 euro al megawattora. Le Borse europee hanno accusato il colpo in avvio, per poi limitare i danni in chiusura. In Italia, per ora, i listini alla pompa non si sono mossi: benzina self a 1,783 euro al litro, gasolio a 2,160. Ma il punto, avverte l’Unem, è soltanto temporale. Se il greggio e soprattutto il gasolio internazionale continuano a correre, l’effetto sui distributori è destinato ad arrivare. Gianni Murano esclude problemi immediati di approvvigionamento per aprile e maggio e rassicura su gasolio e bunker fuel. Il vero nodo, semmai, è il prezzo. E soprattutto il jet fuel: metà del carburante avio consumato tra Unione europea e Regno Unito viene raffinato nel Golfo. Se Hormuz resta chiuso, il rischio non è soltanto pagare di più, ma scoprire che l’Europa, dopo aver chiuso 35 raffinerie, non è più autosufficiente neppure su una filiera strategica. Gli autotrasportatori, schiacciati dal costo del gasolio, minacciano il fermo dei servizi e chiedono credito d’imposta e rinvio degli adempimenti fiscali e previdenziali. La Lombardia, cioè il cuore manifatturiero del Paese, denuncia che né Bruxelles né i governi nazionali hanno costruito difese adeguate contro una nuova impennata speculativa dell’energia.

Da Bruxelles Ursula von der Leyen ha provato a tenere insieme prudenza e risposta. La presidente della Commissione ha escluso, allo stato, la sospensione del Patto di stabilità: non ci sono ancora, ha detto, le condizioni per ricorrere alla clausola generale. Ha invitato gli Stati a non aggravare i deficit con misure indiscriminate e ha fissato la linea europea: interventi mirati, temporanei, concentrati sui soggetti vulnerabili. Entro aprile arriverà il nuovo regime sugli aiuti di Stato; il 22 sarà presentata la toolbox anti-crisi, con riduzione della domanda, acquisti congiunti, coordinamento tra i 27 e diversificazione delle fonti. Ma un punto politico è già chiaro: Bruxelles non intende sospendere né Ets né Cbam, considerati fattori non decisivi nell’impennata delle bollette. La risposta strutturale, nelle parole di von der Leyen, resta l’elettrificazione.

La politica italiana, però, si interroga intorno all’allarme lanciato da Claudio Descalzi. Salvini difende apertamente l’ad di Eni e torna a contestare il bando europeo sul gas russo dal 2027: non è putinismo, sostiene, ma realismo energetico. Conte piega il ragionamento sul terreno diplomatico e dice che prima di “andare a prenderci il gas” l’Europa dovrebbe intestarsi il negoziato. Renzi, da un’altra angolazione, avvisa: “O risolvi la storia dello stretto di Hormuz nel giro di pochi giorni o è evidente che Putin diventa il vero vincitore della guerra energetica. Descalzi è competente e dà un alert che va preso molto sul serio. Se Hormuz rimane bloccato, Putin ha trionfato”. Dentro questo intreccio si vede il problema vero. L’Europa rivendica la libertà di navigazione e respinge qualunque accordo che la limiti; Antonio Costa vola nel Golfo per sostenere la via diplomatica. Ma finché Hormuz resta chiuso, la politica energetica dell’Unione resta sospesa tra l’urgenza del presente e la lentezza delle sue soluzioni.

WhatsAppFacebookXPrint

© Riproduzione riservata


© Il Giorno