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Lussi, noia e (poca) nobiltà di una Turchia scomparsa

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30.06.2026

Negli anni Venti del Novecento la Turchia, ovvero quello che restava dell'antico Impero ottomano cercò di mettersi faticosamente al passo con la modernità. Era tutto cominciato, per la verità, già negli anni precedenti la Prima guerra mondiale, quando la cosiddetta rivoluzione dei Giovani turchi aveva posto fine all'assolutismo di Abdulhamid II e, dopo le resistenze di quest'ultimo culminate con un tentato colpo di Stato autoritario, portato alla sua deposizione e sostituzione con il fratello, Mehmed V. Nel 1914, lo schierarsi contro la Triplice intesa e a fianco degli Imperi centrali aveva accelerato le convulsioni di quello che per tutto l'Ottocento era stato definito "il grande malato dell'Europa", provocandone infine la morte, fisica e cerebrale è il caso di dire. Non più impero, non più dinastie, ma una neonata repubblica amputata di territori, da subito preda di un conflitto sanguinoso con l'eterno nemico greco che solo l'impulso militar-kemalista aveva permesso di concludere vittoriosamente.

In breve si trattava ora di reinventare un Paese, utilizzando però tutto il materiale di risulta del crollo di quello precedente e così diverso e di cui facevano parte consolidate abitudini di servaggi e di corruzione, abulia amministrativa, eccessi di cariche onorifiche mantenutesi nei secoli e senza più alcuna funzione reale, un intricato sistema di crediti, debiti, eredità come risultato finale di una istituzione politica superiore che occupandosi di tutto lasciava al suddito un........

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