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Ora la sinistra "relativizza" la Costituzione

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19.03.2026

In questa campagna referendaria, la peggiore della Storia, due prese di posizioni mi hanno colpito a sinistra. L'argomentazione di Boccia, capo dei senatori Pd, per spiegare le ragioni per cui il partito ha cambiato nel tempo opinione sulla separazione delle carriere tra giudici e pm. "Abbiamo mutato linea - è la tesi tranchant - visto che all'epoca la Schlein era all'asilo". Come pure quella di Bettini, teorico del "campo largo", inventore di un paradosso pragmatico ispirato al cinismo politico: "Sono d'accordo sulla separazione delle carriere ma ora politicamente conviene votare No".

Posizioni legittime che tradiscono però un approccio concettuale stravagante. Colpisce, infatti, che in un partito in cui la Carta è la Bibbia su questi temi si affermi una sorta di "relativismo", di "situazionismo" costituzionale: la separazione delle carriere faceva parte del nostro bagaglio politico-culturale, la pensavamo così, ma le condizioni sono cambiate e ora non ci conviene. Atteggiamento comprensibile nella tattica politica, ma che stride se si parla della Bibbia in cui si crede. Anche perché la riforma è il corollario di altre riforme (condivise) che affondano le radici nel tempo e le porta a compimento: la riforma Vassalli dell'89 (votata dal Pci) e la modifica dell'art.111 della Costituzione firmata da Pera (Forza Italia) e Salvi (Pd) nel '99 che definì i ruoli di accusa e difesa e la terzietà del giudice. Non per nulla molti a sinistra ancora oggi dicono di Sì. Inoltre non è una modifica improvvisata visto che se ne parla da 40 anni. Azzardo un paragone per gli amanti dell'intangibilità della Carta: per cancellare l'immunità parlamentare, voluta da Togliatti e Terracini, il Parlamento impiegò sei mesi. Una riforma che mutò l'equilibrio dei poteri voluto dai padri costituenti che si basava su due garanzie: l'autonomia della magistratura e l'istituto dell'autorizzazione a procedere come schermo della politica contro le interferenze strumentali dell'altro potere.

riforma della giustizia

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