Trasimeno, Gargano, Etruria e Via del Mare: un cicloturismo da Oscar
“L’Oscar del Cicloturismo ha agito su due fronti – spiegava qualche tempo fa Ludovica Casellati l’ ideatrice del premio che è andato in scena pochi giorni fa a Sanremo- Da una parte ha stimolato la presa di coscienza delle Regioni sull’importanza di investire in infrastrutture e servizi per il turismo lento portandole a valorizzare quanto realizzato localmente con nuove iniziative, migliori trasporti, maggiore promozione; dall’altra, con la sua eco mediatica, ha acceso un riflettore sui territori e ha spinto sempre più persone a pedalare e a praticare una forma di turismo sostenibile. Le ciclovie premiate hanno così contribuito a rendere le regioni italiane più belle, attirando investimenti e creando nuove attività e posti di lavoro, dando ai giovani nuove opportunità nei loro territori di origine”.
Che, nella sintesi, spiega perfettamente cosa è diventato oggi il cicloturismo. Come sia riuscito a scrollarsi di dosso quell’etichetta un po’ fastidiosa di moda ambientalista un po’ snob e come sia in realtà ormai una partecipata forma di turismo alternativo alla vacanza tradizionale, distante dal viaggiare inteso come semplice spostamento da un luogo ad un altro ma parte integrante della vacanza, culturamente orientato a scoprire luoghi ad alto contenuto naturalistico, storico e artistico. Parlano i numeri: in Italia ormai le vacanze in bicicletta contano qualcosa come 50milioni di presenze annue per un giro d’affari diretto di 6 miliardi e mezzo di euro. Un settore in forte espansione che rappresenta oggi circa il 5,5% dell’intero movimento turistico nazionale e che ha un valore potenziale stimato che potrebbe superare gli 11 miliardi di euro entro il 2033, con una crescita media annua che viaggia a ritmi del 10,9%
Uno scenario importante che ha visto l’Italia in tutti questi anni recuperare terreno nei confronti di altri Paesi Europei, soprattutto del Nord Europa, che in bici si muovono quotidianamente e nel........
