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Il diritto dietro le sbarre

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28.06.2026

Mauro Moretti è entrato in carcere con le sue gambe, a più di settant’anni, dopo che la Cassazione ha messo il sigillo su una condanna che offende la ragione prima ancora del galantuomo che colpisce. Si è presentato da solo davanti al cancello, come fanno gli uomini che non hanno niente da nascondere e tutto da perdere, e quel gesto dovrebbe bastare a far arrossire chi lo ha spedito là dentro. Diciassette anni di processi per sbattere in una cella un signore che oggi è pericoloso esattamente come un soprammobile.Non funziona così la giustizia.Per anni gli hanno contestato infrazioni precise, articoli, commi, norme italiane ed europee, e su quei punti è stato assolto, perché quelle regole le aveva rispettate. Allora il ragionamento giudiziario ha spalancato la porta a un principio antico e nobilissimo, il neminem laedere, non nuocere a nessuno, e glielo ha rovesciato addosso come una colpa: non bastava osservare le norme scritte, bisognava intuire un dovere superiore che nessuno aveva mai messo nero su bianco in modo tale da orientare davvero la condotta di un amministratore. Lo ha spiegato lui, con la pacatezza dell’ingegnere che ha sempre creduto nei numeri e nei documenti: così si manda in pezzi la certezza del diritto, perché il cittadino non sa più come........

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