Ho fatto pace con le Olimpiadi
Accanto al televisore ho appeso un quadro che mi regalò Silvio Berlusconi: un tram arancione che scivola vicino all’Arco della Pace. Non è un quadro raffinato, è un’immagine semplice, quasi popolare. Ma c’è dentro Milano all’alba, quella luce appena umida che non è mai malinconica. Ernest Hemingway diceva che «Milano è l’odore del mattino», anche quando piove. L’ho risentito, quell’odore, guardando l’avvio delle Olimpiadi Milano-Cortina.
E confesso che non me l’aspettavo. Ero partito con pessimi presagi. Le Olimpiadi, nella storia recente, non hanno sempre portato bene. La Grecia ne uscì con i conti truccati e il Paese in ginocchio; poi arrivarono le banche francesi e tedesche a succhiare sangue, mentre l’Italia – come spesso accade – tirava fuori miele dalle riserve per tappare buchi altrui.
Una generosità che nessuno ha mai ringraziato. E Parigi 2024 non aveva aiutato l’umore: decapitazioni simboliche, balletti osceni, l’idea che la decadenza potesse essere spacciata per progresso avanguardista. Il genio francese, quella volta, ha brillato per la sua assenza, come ha notato Alain Finkielkraut, isolato e quasi deriso in patria.
Invece Milano ha risposto con tutt’altro registro. A San Siro – che per forza simbolica vale il Colosseo, anche se i puristi storcono il naso – è esploso il genio italiano........
