Graziottin: «Perdita di udito, attenti a cosa dice il cervello»
Avete mai fatto un esame dell'udito? Se avete più di 50 anni, quando l'avete fatto l'ultima volta? Vi sembra di sentire meno bene quando siete in gruppo? Avete la sensazione che i suoni della musica al ristorante, ma anche nei film, "coprano" il parlato? Vi succede spesso di chiedere di ripetere quanto vi è stato appena detto, perché non avere sentito bene? Pensate: la perdita dell'udito è il fattore di rischio potenzialmente modificabile più importante per il deterioramento cognitivo e la demenza, secondo l'autorevole Lancet e le principali società scientifiche. La perdita uditiva è associata a un rischio di demenza aumentato del 35%. In particolare, ogni peggioramento di 10 decibel (dB) della soglia uditiva si associa a un aumento del 16% del rischio di demenza. Lo studio Framingham Heart Study ha inoltre dimostrato che qualsiasi grado di perdita uditiva si associa a un rischio di demenza aumentato del 71%, che addirittura triplica in chi abbia familiarità, per la presenza di un temibile gene (allele APOE4), che potenzia i danni cognitivi da perdita di udito (Kolo et al, JAMA Network Open, 2025).
Il danno colpisce maggiormente il linguaggio, la memoria di lavoro, la velocità di elaborazione delle informazioni uditive e la funzione esecutiva. Questo........
