Venezia 83, giorno 5. Poca echo per Pallaoro Chang-dong incanta, austera May el-Toukhy
Ieri ben tre titoli in Concorso. Il secondo italiano non alza il volume di casa, al contrario non delude certamente, com’era ovvio, il coreano Lee Chang-dong; in mezzo ci sta il film della danese May el-Tourky, angosciante il giusto.
Di Andrea Pallaoro conserviamo ancora un ricordo vivido del suo esordio (“Medeas”, 2013), ma da allora il cinema del regista trentino, ma di fatto statunitense da quasi maggiorenne, si è purtroppo rifugiato in una sorta di ermetismo compiaciuto. Ripescando una vecchia sceneggiatura di Bertolucci, “The echo chamber” si allinea con questa tendenza, chiudendosi nelle stanze di un’abitazione londinese, in un kammerspiel mortifero, dove il desiderio di autodistruzione incombe da subito. In realtà il film si apre con uno scatenato balletto (eh sì, dopo Moretti c’è anche qui), sulle note di “Gosh” di Jamie XX, dove conosciamo Leo (Luca Marinelli) e Anne (Alicia Vikander). Lui lavora nel mondo della musica, al quale appartiene anche l’amica Ava (Susan Sarandon); lei è un’infermiera. La morte aleggia immediatamente........
