Samani tra i banchi di scuola: promossa Fuoco galiziano: Laxe prima di Sirat
Forse a volte abbiamo esigenze e aspettative che dovrebbero essere più controllate, perché il rischio è quello di stimare meno di quello che meriterebbe un film o qualsiasi altro oggetto artistico. Lo si dice a maggior ragione per le opere seconde, non solo cinematografiche, che è risaputo siano più insidiose di quelle d’esordio. Quindi se un film d’esordio colpisce per un motivo o un altro, ed è qui il nostro caso, è logico che sul secondo si cerchi se non altro la continuità o la maturità di uno sguardo trovato fecondo la volta precedente. Tutta questa premessa serve a chiarire come lo scorso settembre, al suo passaggio alla Mostra di Venezia in “Orizzonti”, “Un anno di scuola” di Laura Samani avesse provocato la sensazione, magari sbagliata, ora mitigata, se non di un passo indietro, di un istintivo interrogativo su una svolta più generica e meno autoriale della giovane regista triestina, che con “Piccolo corpo” aveva provocato un interesse non banale nella critica e nel pubblico, al suo primo passaggio alla Semaine del festival di Cannes del 2021. Le premesse in realtà sono simili e i due film indubbiamente si parlano a distanza, anche per l’epoca che esprimono: lì la coda dell’Ottocento, qui verso la fine degli anni Zero del 2000 (in realtà il racconto omonimo di Giani Stuparich da cui è tratto è del 1929). Ed è sempre una figura femminile a esserne protagonista, anche se in “Un anno di scuola”, prodotto ancora dalla friulana Nefertiti di Nadia Trevisan, la vicenda è assai più corale e anche i ragazzi che accompagnano la storia della giovane diciassettenne svedese Fred arrivata da poco a Trieste, hanno tutt’altro che la funzione di contorno (Fred finisce tra l’altro in una classe di soli maschi). L’amicizia dei tre adolescenti (Antero, Pasini e Mitis) rischia di incrinarsi proprio per l’arrivo di Fred, visto che in ogni caso nessuno resta insensibile al suo fascino di ragazza esuberante, anticonformista (per decenni resse il mito delle svedesi, così libere rispetto alle ragazze di casa), tutti pronti a vivere timori, amori combattuti e inevitabili delusioni. Al centro resta la questione femminile circondata da un mondo maschile e qui Samani dimostra ancora una volta la sua spiccata sensibilità nel tracciarla, non priva di elementi autobiografici (il liceo è lo stesso in cui Laura ha poi studiato, l’età dei ragazzi è la sua di quando ha letto li libro, poi ripreso negli anni di clausura Covid). Tracciando ancora una volta il passato (prima remoto, ora prossimo) come strumento per comprendere il presente, Samani firma così un coming of age tra barriere linguistiche e di genere, cercando di abbatterne i recinti, aiutata da un cast giovanile semplicemente perfetto (Stella Wendick e i nostrani Giacomo Covi, premiato a Venezia, Pietro Giustolisi, Samuel Volturno). Voto: 6,5.
FUOCO CAMMINA CON LUI - Al suo terzo film e prima del recente bellissimo “Sirat”, esce a distanza di anni dal premio conquistato a Cannes, “O que arde - Verrà il fuoco” del galiziano Oliver Laxe, qui regista di un’opera austera, radicale, silenziosa e minacciosa. Amador torna a casa dopo aver scontato una condanna come piromane. La sua vita è semplice, con la sola madre che ne percepisce il dolore. Un nuovo incendio, che devasterà la foresta, riaccenderà ingiustamente il sospetto dei paesani. Laxe descrive in modo asciutto una figura problematica con la forza magnetica del documentario, dove il fuoco è potenza politica, tra speculazione e disastro ambientale. Voto: 7.
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