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Nouvelle Vague: Linklater omaggia e incanta Ars et Labor: Donzelli e il precariato (borghese)

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06.03.2026

Si può raccontare un film, un’epoca, una sintassi cinematografica rivoluzionaria, un regista, come Jean-Luc Godard, che ha cambiato la percezione dello sguardo, delle cose, del modo di raccontare, tronfio e scostante, geniale quasi sempre? E a maggior ragione: lo può fare un regista americano, come Richard Linklater, pur dotato di una sensibilità vicina al sentir europeo e di una intelligenza narrativa brillante, se stiamo parlando della Francia e dell’Europa fiondati verso il decennio d’oro degli anni Sessanta? Il rischio è il compitino biografico, il metalinguismo spicciolo, il film nel film che racconta la nascita di un capolavoro fondamentale facendosi inevitabilmente piccino, piccino, la noiosa ricostruzione banale, compreso l’uso del bianco e nero. E invece no. Tutt’altro. E quando a Cannes, proprio in casa francese, il film ha visto la sua epifania, il timore di molti, se non di tutti, si è stemperato in una appassionata, divertente e perspicace visione sulla ricostruzione di un mondo che cambiava e di quegli artisti che ne stavano diventando gli artefici,........

© Il Gazzettino