A Trump serve un “Julani d’Iran”, ma l’umore a Teheran è di sfida
Tra voci di negoziati e nuovi schieramenti militari, Washington tenta la via di un accordo con l'Iran. Ma servirebbe un uomo forte del regime capace di negoziare senza scatenare una resa dei conti interna. Contatti indiretti, emissari in viaggio e nessun interlocutore chiaro
Tra lo spauracchio dell’attacco alle infrastrutture energetiche iraniane e la certezza della ritorsione, l’ultimatum in scadenza e le borse in subbuglio, lunedì il presidente americano Donald Trump è tornato a ventilare la possibilità di un accordo con Teheran, per cui, da quarantotto ore, l’interrogativo è chi parlerà con chi e dove. Secondo il Times, gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner sarebbero volati a Islamabad ieri. Negli ultimi giorni il Pakistan si è molto speso per aprire un canale tra Washington e Teheran e annoverarsi come sede di possibili colloqui di pace, ma al momento in cui scriviamo non si registra la presenza di alcun plenipotenziario iraniano a Islamabad. Trump ha parlato di “contatti diretti”, ma non ha fornito dettagli sul nome della personalità coinvolta nel negoziato, fonti israeliane hanno indicato il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf come possibile interlocutore, ma il diretto interessato ha negato e la stampa di regime si è affrettata a condannare la guerra psicologica del nemico, il tentativo di seminare discordia e attentare all’onorabilità di Ghalibaf. Nel frattempo altre fonti, stavolta iraniane e........
