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Joe Kent lascia il Centro nazionale antiterrorismo americano. Una buona notizia

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18.03.2026

Dimissione di un trumpiano per l’Iran. Cita la coscienza ma intende: complotto. Un antisemita in meno

Trump parla dalla Casa Bianca. Si dimette il capo dell'antiterrorismo americano Joe Kent

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La guerra degli Stati Uniti contro l’Iran sta sfilacciando la coalizione trumpiana, e questa spaccatura sta arrivando fino al cuore delle istituzioni americane, come dimostra la fragorosa lettera di dimissioni di Joe Kent, capo del Centro nazionale antiterrorismo e, per un periodo, capo di gabinetto della direttrice dell’Intelligence, Tulsi Gabbard. A un’analisi superficiale, il motivo potrebbe sembrare ad alcuni quasi nobile: Kent si dimette perché l’Iran “non costituiva una minaccia” e “in buona coscienza” non può sostenere questa guerra. Poi il comunicato continua: “Abbiamo iniziato questa guerra su pressione di Israele e della sua potente lobby”, e prosegue rincarando il tono antisemita, dicendo che questa misteriosa congrega avrebbe spinto per questa guerra “sin dall’inizio di questa Amministrazione”. Il direttore uscente del centro, reduce del conflitto in Iraq dove aveva perso in un attentato suicida la moglie nel 2019, sostiene che anche l’intervento contro Saddam Hussein è stato causato dallo stato ebraico. Nel complottismo Kent scorda che Israele non fu coinvolta in quel conflitto, perché impegnata a constrastare la seconda Intifada. Infine, Kent non è chiaro nemmeno sul suo sostegno a Trump, che dice di aver votato tre volte: dai registri elettori risulta che nel 2016 era parte del Partito libertario.

In fin dei conti quindi questa fuoriuscita è una buona notizia: Kent fa parte di quel mondo torbido che mescola antisemitismo, complottismo e ostilità per i valori occidentali di libertà e democrazia e che considera Vladimir Putin un leader che “ragionevolmente” chiede il Donbas (la dichiarazione risale al 2022). Questo mondo, insomma, forse compresa anche la stessa Gabbard, potrebbe così ridursi un po’, e l’antisemitismo che si insinua pericoloso nel mondo trumpiano potrebbe annacquarsi un po’, e sarebbe un sollievo.


© Il Foglio