Sindrome Bartolozzi, i guai del Sì spiegati con i 14 secondi della zarina
Assenza di coordinamento, strategia contraddittora, nessuna assunzione di responsabilità. La sparata della capo di gabinetto di Nordio a Telecolo, che ha oscurato il messaggio alla nazione della premier, è la foto perfetta della caotica campagna referendaria del governo
Il caso Bartolozzi, esploso dopo che la capo di gabinetto del ministro Nordio ha fatto appello a favore del Sì al referendum costituzionale “così ci togliamo di mezzo la magistratura che è plotoni di esecuzione” (sic!), è un concentrato di anomalie. La prima, di ruolo, è che un capo di gabinetto partecipi a un dibattito politico in televisione. La seconda, di contenuto, è che un alto funzionario del ministero della Giustizia parli in termini così sguaiati di una riforma costituzionale. La terza, di metodo, è che quelle parole così aggressive siano arrivate dopo l’annuncio del ministro Nordio: “Abbiamo cercato di abbassare i toni, li abbasseremo e li riporteremo nell’ambito dei contenuti, secondo le sagge indicazioni del Presidente Mattarella”.
La quarta criticità, comunicativa, è che le dichiarazioni da ultrà della capo di gabinetto di un ministro hanno finito per oscurare il messaggio della presidente del Consiglio: Giorgia Meloni ha diffuso un lungo intervento per spiegare, con un taglio certamente politico ma non eccessivamente polemico, i pilastri della riforma costituzionale e le ragioni per votare Sì al referendum. La premier non risparmia critiche a ciò che secondo lei non funziona dell’attuale sistema – dal rapporto incestuoso tra........
