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“Mobilitazione permanente”. Meloni e Schlein si tengono pronte al voto

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Così le due coalizioni vogliono rendere permanenti i comitati referendari (preparandosi alle urne). La segretaria del Pd ai civici; "Dateci una mano"

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Giovinezza, giovinezza. Le truppe di Marina Berlusconi, le vecchie nuove leve di Forza Italia

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Non vogliono farsi trovare impreparati, ché, chissà, andare a votare anticipatamente “non succede, ma se succede?”. E allora cercano di non disperdere il lavoro fatto finora. Da una parte e dall’altra, nella maggioranza e tra l’opposizione. Per ragioni diverse. Ne sanno qualcosa in Forza Italia, dove il vicepremier Tajani ha chiesto ai suoi di trasformare i comitati referendari in comitati permanenti “per una giustizia giusta”. A presidio di un preciso bacino elettorale. Ma lo stesso sta facendo Elly Schlein, che sta invitando tutti i comitati del No a “restare mobilitati” e a dare una mano. 

Il partito rimasto più scottato dal flop referendario nel centrodestra è Forza Italia (che non a caso ha dato il via al suo interno a un’operazione rinnovamento, con l’avvicendamento tra Gasparri e Craxi alla guida dei senatori). Eppure in molti, a partire dalla premier Giorgia Meloni, durante la campagna elettorale si sono complimentati con Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e responsabile della campagna elettorale degli azzurri. I duelli televisivi col procuratore Woodcock, con l’onorevole del M5s Baldino, hanno intasato le chat della maggioranza. E la stessa premier avrebbe preferito che qualcuno dei suoi approcciasse la campagna referendaria “stando sui contenuti” invece che spararla grossa, come ha fatto chi ha parlato di “clientelismo”. Fatto sta che adesso, sull’esempio di quella mobilitazione, gli azzurri potrebbero chiedere a Mulè di continuare a impegnarsi sul tema, con l’obiettivo non troppo velato di efficientare la comunicazione del partito con uno sguardo puntato alle elezioni politiche. Il comitato “Cittadini per il sì”, animato da esponenti forzisti come il deputato Enrico Costa e il senatore Pierantonio Zanettin, ma anche quello denominato “Giuliano Vassalli per il Sì”, nato su iniziativa proprio della neo capogruppo al Senato Stefania Craxi, dovrebbero essere quelli chiamati a diventare “permanenti”. Cosa faranno nel concreto è difficile dirlo adesso ma si vuole “dare continuità”. Il comitato “Sì riforma”, invece, guidato dal già giudice costituzionale Nicolò Zanon, animato trasversalmente dal centrodestra ma soprattutto da esponenti meloniani, ha esaurito la sua funzione. Ma a livello comunicativo la struttura guidata dall’accoppiata Francesco Moi-Pietro Dettori, due professionalità digitali legate a Fratelli d’Italia, potrebbe tornare utile nel caso in cui, per l’imponderabile susseguirsi degli eventi, ci fosse bisogno di allestire una campagna elettorale per le elezioni politiche nel più breve tempo possibile (ma è un lavoro che potrebbe tornare utile anche in un arco temporale che guarda comunque al 2027). Il senso è che “12 milioni e rotti di voti per il Sì non sono una sciocchezza”.

A maggior ragione, visto che hanno prevalso nelle urne, a sinistra vorrebbero fare lo stesso con i circa 14,5 milioni di voti del No. Per questo la segretaria del Pd Elly Schlein, subito dopo il successo referendario, con i componenti dei vari comitati è stata esplicita. “Ai comitati civici per il No ho chiesto di restare mobilitati, di venire a migliorarci, di chiederci di più ma di continuare a partecipare. Sarà fondamentale. Perché solo costruendo con loro un’alternativa popolare riusciremo a battere le destre alle elezioni”, ha ripetuto in queste ore. E il grosso delle mire schleiniane è verso il Comitato “Società civile per il No al referendum”, guidato da Giovanni Bachelet e a cui hanno aderito personalità quali il segretario della Cgil Maurizio Landini, Rosy Bindi, Emiliano Manfredonia, il presidente Anpi Gianfranco Pagliarulo, il premio Nobel Giorgio Parisi. Ma anche rappresentanti dell’associazionismo che spaziano dall’Arci alle Acli (guidate proprio da Manfredonia) a Libera. Un modo, da parte della segretaria, per mobilitare un variegato universo di sinistra che potrebbe, chissà, tornarle utile nel momento in cui si tornerà a parlare più compiutamente dell’allestimento delle famigerate primarie del centrosinistra. Ora che c’è chi, come il leader M5s Giuseppe Conte, non sta perdendo tempo e si muove già per “allargare la sua rete”, con un crono programma piuttosto definito di qui alla fine dell’estate.

Non ci si vuole far trovare impreparati, è la ratio. Soprattutto adesso che, come riconoscono da entrambi gli schieramenti, aumenteranno i sondaggi che parlano di sorpassi e contro sorpassi (ieri una rilevazione di YouTrend per Agi dava per la prima volta davanti il Campo largo, ma tenendo dentro sia Iv che Azione). Ma si alzerà anche la dialettica interna alle coalizioni, com’è accaduto ieri: il senatore M5s Patuanelli in radio ha detto “con noi al governo finirebbero gli aiuti militari all’Ucraina” e il dem Sensi gli ha risposto “invece con noi resterebbero”. Anche Calenda ha polemizzato con i Cinque stelle. Sono, insomma, tutti mobilitati.

Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.

Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.


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