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È morto Matteo Agostinelli degli Yuppie Flu

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19.02.2026

Con il suo addio si chiude un capitolo cruciale dell’indie italiano dei primi Duemila: una stagione fatta di etica do it yourself, chitarre sognanti e ambizioni internazionali nate in provincia e cresciute tra Bologna e l’Europa. Resta l’eredità di una musica “tutta suonata a mano”

Svogliate, stanche da burn out, tese a prendersela con comodo. Tante persone si sentivano così nei primi anni Duemila, negli States chiamavano “yuppie flu” la sindrome da affaticamento cronico. Specie se oltre alla passione di suonare, qualcuno doveva trovarsi un lavoro vero, invitato dagli immancabili detrattori preconcetti. 

E ora che a Bologna, culla delle musiche indipendenti italiane, è morto Matteo Agostinelli, frontman degli Yuppie Flu e parte dell’etichetta gemella Homesleep, inevitabile il Grande Freddo che avvolge chi c’era e ricorda: il cantante, chitarrista e fonico “artigiano” venuto da Ancona se n’è andato in punta di piedi, quando gli echi delle sue ultime tre pregevoli produzioni in EP datano oltre quattro anni, ma il segno che ha lasciato continua a definire uno stile e un periodo forse naïf, certo significativo per averci provato. 

Matteo è stato protagonista tra i pionieri che........

© Il Foglio