La Russa si spende per Pucci. Ma il comico non è Dreyfus
Ignazio La Russa, che è uomo di mondo e non sprovveduto, sa benissimo che Andrea Pucci non è Dreyfus. Eppure sceglie il registro dell'indignazione, chiede una "presenza riparatoria" come se l'Ariston fosse un tribunale chiamato a emendare un torto storico. Il torto, nella narrativa che il presidente del Senato affida a un video social, sarebbe questo: il comico milanese, invitato da Carlo Conti a partecipare al Festival, ha rinunciato sotto la pressione delle critiche. Colpevole, secondo i suoi accusatori, di una sola cosa: "non essere di sinistra". Vittima, dunque. Da risarcire con una comparsata televisiva che lavi l'onta.
"Ci sono tanti modi per ripagare l'ingiusta sofferenza e l'ingiusto obbligo di rinuncia che ha costretto Pucci a gettare la spugna", dice La Russa, rivolgendosi direttamente a Conti come se il conduttore fosse un prefetto tenuto a ristabilire l'ordine pubblico del varietà. "Spetta al conduttore trovarne uno per far sì che la presenza riparatoria dell'artista sia comunque garantita". Il problema non è la solidarietà in sé, ma la grammatica vittimista che la sostiene. Pucci non è stato condannato da un tribunale del popolo. Ha scelto, liberamente, di non esporsi. È una differenza che La Russa, uomo di mondo, conosce bene. E che sceglie di ignorare. Nel mezzo c'è Carlo Conti, che aveva semplicemente invitato un comico a fare il comico, si è detto "stupito dal putiferio" e ora si ritrova a dover trovare un gesto riparatorio per "ordine" della seconda carica dello stato. Resta da vedere se la ascolterà.
Nato nelle terre di Virgilio in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio in quelle di Enea. Al Foglio dal 2016. Su Twitter è @e_cicchetti
Nato nelle terre di Virgilio in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio in quelle di Enea. Al Foglio dal 2016. Su Twitter è @e_cicchetti
