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Sul banco degli imputati è finito infatti per primo l'ex ministro dell'Interno Marco Minniti, che in un'intervista al Foglio si era detto favorevole alla riforma

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20.01.2026

Da una parte l'indifferenza, dall'altro le risposte per le rime. Hanno scelto due modi opposti ma altrettanto validi gli esponenti della Sinistra per il , cioè tutto quel mondo di personalità politiche, giuridiche e della società civile che ha scelto di votare sì al referendum sulla riforma dell'ordinamento giudiziario, per rispondere alle accuse di chi, sempre da sinistra, reputa la scelta incomprensibile e da ripudiare.

Tutto è nato da un post pubblicato sui social da Tomaso Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena, contro i riformisti del Pd, e non solo.

Sul banco degli imputati è finito infatti per primo l'ex ministro dell'Interno Marco Minniti, che in un'intervista al Foglio si era detto favorevole alla riforma. Montanari ne aveva stigmatizzato la presa di posizione, credendo che l'ex ministro fosse ancora iscritto al Pd, salvo poi correggersi.

«Forse allora sarebbe il caso di dirlo non solo a me privatamente, ma in pubblico e con una certa enfasi, che almeno di Minniti il Pd si è liberato - ha scritto Montanari - Certo, sarebbe più facile essere credibili se non ci fossero la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, Graziano Delrio, Stefano Ceccanti e tanti altri esponenti del Pd a fare campagna per il Sì con Fratelli d'Italia. Ma aspetto........

© Il Dubbio