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Dall’inaugurazione dell’anno giudiziario alle polemiche politiche: la riforma Nordio e il rischio di una frattura irreversibile tra poteri dello Stato

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03.02.2026

Malgrado ogni precauzione e a conferma di ogni previsione anche l’inaugurazione dell’anno giudiziario si è trasformata, praticamente ovunque, in un’ulteriore occasione di scontro tra Ministero della giustizia e apici della magistratura italiana. Anche in Cassazione il tono pacato, ma fermo dei vertici della giurisdizione italiana sulla questione della riforma costituzionale ha suscito l’immediata reazione del ministro Nordio. E’ chiaro che la campagna referendaria stia precipitosamente scivolando nel baratro delle polemiche e delle feroci contrapposizioni. Forse era inevitabile e forse è anche giusto che accada: necesse est enim ut veniant scandala (Matteo, 18.7).

Se i presidenti delle Corti d’appello e i procuratori generali praticamente di tutta Italia hanno tuonato, con modulazioni diverse, contro il disegno di legge costituzionale che andrà al voto popolare, vuole dire che non si tratta più delle posizioni delle correnti dell’Anm e dei suoi vertici, ma che qualcosa di più profondo e irriducibile sta avvenendo nel sottosuolo della magistratura italiana la quale - per la prima volta - è chiamata a dire la propria su una riforma epocale come quella voluta dal governo. Altri referendum vi sono stati negli ultimi decenni (da quello per la responsabilità civile del 8/9 novembre 1987 a quelli del 12 giugno 2022 in cui non venne raggiunto il quorum del 50%), ma questa volta la partita è diversa per ragioni sia di metodo che di merito.

Sul metodo, è evidente che una riforma costituzionale approvata per quattro volte dal Parlamento senza che fosse modificata una virgola rispetto al disegno di legge governativo, rappresenta un precedente – come dire – non rassicurante. In effetti si è trattato di semplici “letture” come si suol ripetere nella comunicazione giornalistica, ma l’articolo 138 della Carta pretenderebbe altro quando stabilisce che “Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi”; un intervallo consegnato alla riflessione, alla prudenza, alla pacatezza e, soprattutto, al confronto per evitare soluzioni affrettate. Se questo è il “metodo” preteso dalla Costituzione è chiaro che la riforma Nordio (e quella, sia chiaro, di qualunque altro governo o........

© Il Dubbio