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I sindacati proclamano lo stato d'agitazione dopo la rivolta in carcere. Agenti costretti a usare scudi e caschi di protezione

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03.03.2026

Stato di agitazione del personale di polizia di penitenziaria nel carcere di vocabolo Sabbione. L’iniziativa di lotta è stata proclamata dai sindacati di categoria Sappe, Uspp, Sinappe, Uil-Pa e Sippe. “La decisione - denunciano - è stata assunta a fronte del grave immobilismo riscontrato in seguito ai disordini che hanno coinvolto una sezione di media sicurezza dell’istituto di pena.

Dallo scorso 22 febbraio, gli agenti sono quotidianamente bersaglio di atti violenti da parte dei detenuti che hanno preso parte alla rivolta. Gli operatori sono costretti ad operare in una sezione parzialmente devastata, con camere detentive i cui cancelli, a seguito dei danneggiamenti, non garantiscono più la chiusura. Il servizio viene espletato con l’ausilio di scudi e caschi protettivi a causa dei continui lanci di oggetti, sputi, ingiurie, minacce e umiliazioni perpetrati da detenuti resi ancor più aggressivi dalla mancata adozione di provvedimenti di trasferimento”.

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Secondo i sindacati “il personale è ormai provato fisicamente e psicologicamente. Contavamo in un tempestivo interessamento da parte delle autorità competenti, ma ad oggi non è stato fatto nulla di concreto. L’unico riscontro è stato il trasferimento di soli 8 detenuti. A ciò si aggiunge il paradosso di nuove assegnazioni al carcere di Terni”.

Come se non bastasse i sindacati segnalano il malfunzionamento o l’inefficienza degli impianti elettrico, idraulico, di riscaldamento, dei cancelli di sbarramento, delle camere detentive con i cancelli divelti e del sistema di videosorveglianza. “E poi - proseguono - il livello di stress lavorativo ha ormai raggiunto soglie insostenibili. Il personale, provato e sfinito, è pronto a ricorrere all’istituto dell’autoconsegna qualora non dovessero giungere, nell’immediato, segnali concreti e positivi da parte degli uffici superiori competenti”.

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© Il Corriere dell'Umbria