Ha vinto la Costituzione. La sfida della giustizia ora si trasferisca in Parlamento
In un lunedì che entrerà nella memoria collettiva del Paese, gli italiani hanno inviato un segnale inequivocabile: la Costituzione non si tocca! Il cosiddetto “referendum sulla giustizia”, presentato come un cambiamento radicale, capace di compromettere l’assetto democratico, è stato respinto con un No convinto e consapevole. Non si è trattato soltanto di una valutazione tecnica, ma di un gesto di tutela verso l’equilibrio dei poteri che i nostri Padri Costituenti avevano progettato con cura nel 1948. È stata una scelta volta a preservare la stabilità e non un rifiuto a priori del rinnovamento.
Dire "No" non equivale a negare la necessità di intervenire: il voto ha invece espresso il desiderio di una giustizia più efficace ma autonoma, opponendosi a scorciatoie che avrebbero rischiato di subordinare il potere giudiziario alle fluttuazioni politiche. Il pericolo concreto che una separazione netta delle carriere potesse isolare il pubblico ministero, rendendolo esposto alle pressioni dell’esecutivo, ha pesato in modo decisivo. Lo stesso ragionamento vale per la scelta di non rivoluzionare l’organo di autogoverno della magistratura (Csm) con meccanismi che avrebbero favorito il populismo giudiziario.
Di là dalle questioni tecniche, il risultato ha dimostrato che gli italiani vedono la Costituzione non come un documento antico e polveroso, ma come un presidio di legalità vivo e pulsante.
In tempi di cambiamenti rapidi, la conservazione dei principi fondamentali è apparsa l’unica garanzia di tutela dei diritti della persona umana. "La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere". Questo principio, fulcro del dibattito, è uscito dalle urne rafforzato. Il messaggio che arriva ai palazzi della politica è chiaro: le riforme vanno progettate nel rispetto della Costituzione, mai contro di essa. Ora che le urne hanno emesso il verdetto e la supremazia della Carta è stata confermata, la sfida deve trasferirsi in Parlamento, come noi sostenitori del No abbiamo ripetuto fin dal primo giorno in cui è stata resa nota la riforma Nordio.
Il No non rappresenta un lasciapassare per l’immobilismo, ma una richiesta d’interventi mirati che accelerino i tempi dei processi e riorganizzino gli uffici giudiziari allo scopo di attuare le garanzie democratiche. L’Italia, quando occorre, dimostra responsabilità e senso civico: si possono criticare le maglie del sistema giudiziario senza voler demolire i pilastri della democrazia. La Costituzione ha vinto ancora una volta, insieme alla responsabilità di un popolo che sa tracciare con decisione una linea di confine oltre la quale non si può andare. Sono particolarmente felice perché anch’io ho contribuito, seppur con un piccolo granello, a questa necessaria difesa della nostra Carta Costituzionale.
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