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Michelangelo e quelle parole sulla bellezza per Tommaso de’ Cavalieri

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09.03.2026

Negli ultimi giorni una recente ipotesi di attribuzione ha riacceso l’attenzione su uno dei rapporti più intensi e discussi del Rinascimento: quello tra Michelangelo e Tommaso de’ Cavalieri. Secondo una ricercatrice il busto del Cristo Salvatore conservato nella Basilica di Sant’Agnese fuori le mura potrebbe essere opera del Buonarroti e il volto della scultura potrebbe essere stato modellato su quello del giovane patrizio romano, quasi che i suoi tratti fossero stati prestati all’immagine sacra.

L’incontro a Roma, intorno al 1532, con il Cavalieri diede origine a una philia intellettuale e ad un legame affettivo speciale e profondissimo: il giovane diviene interlocutore privilegiato e, al tempo stesso, figura nella quale sembravano convergere un ideale di bellezza e una tensione verso la perfezione. Dalle testimonianze dei contemporanei e di alcuni biografi, che pongono il suo nome tra quello dei più cari amici del maestro, sappiamo che il raffinato cultore d’antichità che si dilettava d’arte avesse ispirato e possedesse opere di Michelangelo (come il disegno ora perduto Il Ratto di Ganimede) e che con lui aveva imbastito un fitto carteggio.

Questo rapporto intimo ed esclusivo trova la sua espressione più potente proprio nei disegni e nei sonetti del Buonarroti di cui il Cavalieri è destinatario. In essi l’amore emerge imperioso quale forza capace di elevare l’anima attraverso la contemplazione della Bellezza. È chiara la penetrazione nell’opera michelangiolesca del platonismo assorbito dall’artista nella luminosa Firenze laurenziana. Dobbiamo immaginare Michelangelo, sin dal 1484, quando viene affidato dal padre alla tutela del Magnifico, ascoltare filosofi e poeti parlare d’amore e........

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