I giovani usano l'IA come amico, una legge per frenare il fenomeno
Vai a vedere che l’uso dell’Intelligenza Artificiale per farsi aiutare a fare i compiti, alla fine dei conti, era il male minore. Infatti, sembra che il rischio più grande di un accesso incontrollato ai chatbot da parte dei minorenni sia legato più alla dipendenza emotiva, che gli algoritmi sono capaci di generare, che a quella cognitiva. Perché per gli adolescenti è molto facile cadere nella trappola di percepire i bot non come dei freddi software ma come delle persone: si chiama effetto Eliza ed è un fenomeno noto fin dai tempi del primo rudimentale e omonimo chatbot. Capita a ogni essere umano ma, chiaramente, per i più piccoli il rischio è ancora più concreto. Da questo punto di vista, però, l’Italia potrebbe, per una volta, essere in anticipo sui tempi. Ad esempio se il Parlamento desse seguito a una proposta di legge — che ha come prima firmataria l'onorevole Giulia Pastorella (Azione) — che mira proprio a regolare l’interazione emotiva tra gli algoritmi e gli utenti più piccoli. Il provvedimento, per come è stato presentato, non vuole intervenire tanto sull’età minima per avere un consenso consapevole da parte del minore quando si usa l’IA - già stabilita, dalla legge 132/2025, in 14 anni fatto salvo diverso avviso dei genitori - quanto su un rafforzamento sia dei sistemi di verifica dell’età sia, soprattutto, dei confini al potere fascinatorio dei chatbot: la memoria delle conversazioni. I chatbot che in qualche modo possono simulare una interazione complessa attraverso il linguaggio, in base allo spirito della nuova legge, non dovrebbero in alcun modo accumulare troppe informazioni personali sui propri umani, in modo da non dare l’illusione di essere quello che non sono: un confidente, uno psicologo o un partner con cui si sta entrando in relazione. Se l'algoritmo ascolta più dei genitori Il tema è oltremodo caldo, i dati parlano chiaro: non dobbiamo confrontarci con una suggestione da film di fantascienza, ma con una realtà effettiva, che nasce soprattutto da un forte bisogno di confronto. Secondo un’indagine svolta dal nostro portale studentesco Skuola.net assieme agli psicologi........
