Miles Davis, Nino D'Angelo. E Sal Da Vinci...
Il cantante in questione si chiamava Nino D'Angelo, non sempre ben trattato in patria, per così dire: intrattenimento kitsch, musica da cafoni, facili battute nei confronti di un repertorio musicale considerato limitato a un meridione che sarebbe invece patrimonio dell'umanità, almeno per quanto riguarda la storia della musica, ma non solo.
Però, Miles Davis, che lo ascoltò casualmente in un taxi in quel di Palermo, lo descrisse come un "fantastico artista" ed espresse il desiderio di produrre un giorno musica di questo genere. E se vogliamo si potrebbe anche citare un Billy Preston, famoso tastierista noto per aver suonato con i Beatles. Preston ha raccontato che le canzoni di Nino D’Angelo erano spesso presenti nelle feste organizzate da Davis a casa sua.
In un post dello stesso cantautore napoletano si legge che Preston avesse partecipato personalmente a uno dei suoi brani, Chicco di caffè, oltre ad averlo accompagnarlo dal vivo in alcuni dei suoi concerti. Da qualche parte nel mondo, allora, qualcuno forse ascolta la musica che l'Italia non vuole.
Ed oggi, la storia di ripete con Sal Da Vinci? Un Da Vinci sconosciuto ai più, ma che all'estero verrà forse apprezzato più che non in Italia? Un artista che ha appena vinto il 76mo Festival di Sanremo con una canzone dal titolo Per sempre sì, che parla di amore eterno e di matrimoni. Che a Vienna all'Eurovision rappresenterà questo Paese nella sua sentimentalità e passionalità, oltre che - indubbie - doti vocali. Un male, o un bene? Gli spettatori e ascoltatori stranieri hanno intanto quasi unanimemente lodato la profondità emotiva, la ricchezza melodica, il romanticismo di questa ballata sentimentale, che null'altro pretende di essere. Milioni di commenti e likes sui social e migliaia di lacrime di commozione su Tik Tok e You Tube, fanno forse pensare che il mondo abbia bisogno anche di questo: di un' arte canora italiana, di un gradito ritorno, di un sogno ad occhi aperti.
Eppure, nessuno è profeta a casa propria: le polemiche che hanno accompagnato la canzone, retrograda, fuori moda, provinciale, musica per matrimoni se non della camorra. Per non andare alle strumentalizzazioni per un NO o per un SÌ al suddetto referendum, francamente evitabili. Nessuno, effettivamente, è profeta. Ma forse occorre chiedersi, non tanto se ogni ascoltatore apprezzi o meno Per sempre sì, ma dove risieda il pregiudizio: in una canzone che inneggia all'amore che uccide, come per i poeti della Scuola Siciliana. O non aspettare piuttosto che qualcuno ricordi, magari al di fuori di questi confini, gli antichi pregiudizi nazional- popolari. Che non permettono di vedere, troppo spesso, quello che abbiamo, ovvero le eccellenze, anche delle autentiche voci contemporanee. Da cui la politica dovrebbe astenersi.
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