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L'estremo di nazionalismo porta la nazione a sparire

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Il ritorno attuale del nazionalismo, di cui si sono fatti portabandiera i partiti dell’estrema destra in tutto l’Occidente, è un fenomeno estraneo ai movimenti di liberazione nazionale che hanno preso vita tra la fine del Settecento e il Novecento. Questi movimenti hanno creato “nazioni” per vie differenti: la confluenza di realtà locali in una entità più grande (il caso italiano); il distacco della parte di un impero come atto di affermazione della sua diversità e di emancipazione da un potere centrale omologante; la riscossa di un popolo nei confronti di un autoritarismo monarchico che l’ha portato all’appropriazione di una nazione già esistente. Sono un caso a parte gli Stati Uniti, dove migranti di molti popoli hanno creato un’entità nazionale, separandosi dall’impero britannico, ma facendo fuori la popolazione indigena della terra colonizzata.

Una cosa che accomuna l’evolvere delle nazioni occidentali è la costituzione, il più delle volte, dei sudditi di un regime autoritario come cittadini di una Nazione-Polis. I concetti di “nazione”, “popolo” “Stato” e “democrazia” definiscono realtà in parte sovrapponibili ma non coincidenti. Tuttavia, solo in uno Stato sufficientemente democratico un popolo può costituirsi come nazione senza diventare prigioniero del nazionalismo, di un idealismo che afferma la superiorità di una particolarità su tutte le altre (“America- o Italia- first”). Il nazionalismo restringe la libertà del popolo (nonostante gli apparenti privilegi che gli concede) perché:

deve necessariamente fondarsi, a sostegno del suo “complesso di superiorità”, su stereotipi mentali che comprimono l’espressione piena,........

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