Nessuno sopra la legge: dobbiamo migliorare la nostra democrazia, non deturparla
Mancano meno di due settimane al referendum sulla riforma della giustizia proposta dal governo Meloni; la campagna elettorale è stata rovente ma soprattutto agitata e scomposta da parte dei proponenti. Carlo Nordio, Matteo Salvini, la premier Giorgia Meloni hanno proceduto a colpi di piccone, hanno minacciato, sono scivolati a volte malamente nel cercare di camuffare il vero scopo di questa riforma, soprattutto hanno mostrato poco rispetto per le istituzioni che essi rappresentano e per i cittadini che dovranno pronunciarsi con il loro voto, riducendo il confronto politico ad una volgare schermaglia di tifosi al bar.
Ogni occasione è buona per lanciare anatemi contro la magistratura, ogni fatto di cronaca occasione di vetrina mediatica per correre sul posto e mostrarsi vicini alla gente laddove i cittadini hanno bisogno di ben altra presenza e lungimiranza da parte di chi governa il paese. Ora la propensione al No al quesito referendario, secondo gli ultimi sondaggi, ha avuto una forte rimonta, è in vantaggio rispetto al Sì e questo ha prodotto un effetto di panico incontrollato nei ranghi del governo che pare abbia perso le elementari barriere inibitorie. Proprio qualche giorno fa infatti la capo gabinetto del ministro della giustizia Nordio, Giusi Bartolozzi, ha dichiarato urbi et orbi: "Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che è un plotone di esecuzione", un’affermazione gravissima nella quale si condensano protervia, irresponsabilità pochezza del pensiero, poiché le parole ne sono veste, e incapacità di costruire un dibattito serio su questioni così delicate. Con questa affermazione un’esponente dell’esecutivo dice che il governo non vuole ostacoli al suo potere, al suo arbitrio, dimenticando che in democrazia, in uno Stato di diritto nessuno può essere al di sopra della legge che serve a garantire i cittadini singoli e associati mantenendo il necessario equilibrio dei poteri. La Bartolozzi dovrebbe dimettersi, non bastano le scuse, vuoto rituale pour “epater la bourgeoisie”
In democrazia nessuno è absolutus legibus, ossia sciolto dal vincolo della legge; questo avveniva nelle monarchie assolute in cui il sovrano era al di sopra della legge e legittimato dal potere divino; egli cioè poteva emanarle, abrogando leggi precedenti, ma non vi era sottoposto.
Ora sono passati alcuni secoli dalla caduta degli anciens régimes e fra progressi, ombre, ricadute e vittorie si è arrivati all’instaurazione delle democrazie in Occidente con il loro corredo essenziale di diritti, libertà di espressione, di organizzazione, libere elezioni e quant’altro. L’importante è non confondere la libertà di espressione con l’offesa, l’insulto o la demonizzazione dell’avversario e la libertà in generale con il sopruso secondo la legge ferina del più forte come le guerre in atto oggi purtroppo testimoniano.
Questa riforma della giustizia lede il principio fondamentale della separazione dei poteri, lede i capisaldi della nostra Costituzione senza apportare miglioramenti reali al funzionamento del sistema giudiziario, tentando di rendere la magistratura un’ancilla docile del potere politico quale che sia. Non dobbiamo permettere che ciò accada; dobbiamo migliorare la nostra democrazia, non deturparla, farla progredire di pari passo con i nuovi diritti e bisogni che si affacciano.
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