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La carezza di una lettera e la responsabilità di tutti

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08.03.2026

Ci sono lettere che arrivano in redazione e non restano semplicemente sulla carta. Sono, come amo dire, una carezza al cuore e un’indicazione per l’umana convivenza. Così sono le tante parole che i lettori affidano alla rubrica Dialogo con i lettori della rivista Piazza San Pietro. Tra queste, l’ultima lettera scritta da Giovanna da Roma colpisce per la sua semplicità e per la sua forza: una donna che si definisce “fortunata” perché amata e rispettata dal marito, ma che si domanda con gli occhi lucidi perché questo debba essere un privilegio e non la normalità.  La sua domanda nasce dal dolore per i tanti femminicidi che attraversano la nostra società. Giovanna parla anche dei figli invisibili di queste tragedie: bambini che restano orfani due volte, della madre uccisa e di un padre che ha distrutto la propria umanità. E chiede al Papa un impegno culturale ed educativo capace di arrivare ai giovani e alle famiglie. La risposta di Papa Leone XIV è chiara e profonda. La violenza contro le donne, scrive, è per lui motivo di grande sofferenza. Ricorda il “genio femminile” evocato da san Giovanni Paolo II e afferma parole che non lasciano spazio a equivoci: “La violenza, qualunque violenza, è la frontiera che divide la civiltà dalla barbarie”.  Ma il Papa non si limita alla denuncia. Indica una strada: un’alleanza educativa tra Chiesa, scuola, famiglie, istituzioni e comunità. Solo insieme si può formare una cultura del rispetto, capace di sradicare quella mentalità di possesso che trasforma l’amore in dominio. Ecco perché queste lettere non sono solo corrispondenza privata. Sono il segno che, anche in una società spesso smarrita, esiste ancora una coscienza che si interroga e cerca il bene. Una donna che scrive, un Papa che risponde: tra queste due voci passa un filo sottile ma forte, quello della speranza. Perché ogni parola che difende la dignità della persona è già un passo verso una civiltà più umana.

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