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Ci sono tutte le condizioni per un nuovo Patto Sociale

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24.06.2026

(Mimmo Carrieri è stato professore di Socilogia del Lavoro alla Sapienza, Cesare Damiano ex ministro del Lavoro, Agostino Megale segretario confederale Cgil) 

Le tre Confederazioni sindacali hanno raggiunto un' intesa, denominata “Proposte per Accordo quadro”, che costituisce la piattaforma per la trattativa in corso con le associazioni datoriali sulle nuove regole delle relazioni industriali.

Realizzare un accordo tra le parti sociali, in questo momento, segnerebbe un fatto politicamente rilevante. Le parti sociali darebbero un segnale alla politica e a tutto il Paese che il tema del lavoro, di salari dignitosi, capace di contrastare salari poveri e disuguaglianze, insieme alla politica industriale e al ruolo delle rappresentanze sociali, rappresentano un valore aggiunto da valorizzare.

Si tratta di un metodo già adottato in passato. Nel 2016 le tre Confederazioni definirono un analogo documento, come premessa alla trattativa con la Confindustria, sfociata poi nell’Accordo interconfederale del 2018. In quel caso i tre principali sindacati arrivarono a convergenze molto importanti e promettenti in materia di rappresentanza e partecipazione, le quali furono in seguito largamente raccolte, e arricchite, dall’ Accordo tra le parti (il cd. Patto per la Fabbrica).

In questo caso dobbiamo sperare che – come è nell’aspettativa dei protagonisti – si arrivi in tempi più rapidi ad un Patto di cui tanti avvertono l’esigenza e che risulta essenziale ai fini del rilancio del ruolo generale delle nostre organizzazioni di rappresentanza.

Una buona piattaforma unitaria è la base indispensabile per costruire un buon Accordo tra le parti, pur avendo consapevolezza che la tenuta unitaria è stata necessaria nell’elaborazione della piattaforma, e sarà necessaria nel corso della trattativa fino alle sue conclusioni: senza concedere nulla a possibili divisioni sollecitate da pressioni politiche esterne.

Possiamo dire che ci troviamo davanti ad un Documento importante?

Sicuramente si. Ma più che per i contenuti che vengono proposti e che sono largamente estrapolati da precedenti accordi bilaterali, l’importanza deriva dall’accordo in sé. Dopo un periodo di alcuni anni nei quali le posizioni delle tre Confederazioni si erano divaricate, ora il pendolo si è mosso nella direzione opposta. Si è messo in moto, già da qualche tempo, un processo di avvicinamento, o meglio di ri-avvicinamento, che ha condotto ad un buon compromesso. Il cui valore simbolico è elevato e rafforza anche nelle controparti datoriali il bisogno di unità e di un’intesa generale.

Un aggiornamento delle regole fissate nel 2018 era divenuto da tempo maturo. L’esplosione dell’inflazione, che purtroppo sta ora ancora risalendo, negli anni scorsi ha reso ancora più chiaro e vistoso il fenomeno italiano dei bassi salari e del lavoro povero, richiamando palesemente la necessità di interventi correttivi.

Non dobbiamo infatti dimenticare che a fine 2025 i salari perdono 8,6 punti rispetto al 2021. Inoltre, le previsioni per fine 2026, basate su un’inflazione attestata al 3%, portano ad una perdita salariale, sempre nel........

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