Il populismo dell'anti-populismo
Negli ultimi anni il dibattito politico pubblico si è organizzato intorno a una contrapposizione apparentemente insuperabile: da una parte il populismo, dall'altra l'anti-populismo. Il primo viene rappresentato come il regno della semplificazione, dell'irrazionalità e della promessa impossibile; il secondo come il luogo della competenza, del pragmatismo, della responsabilità e del governo razionale.
Questa rappresentazione, tuttavia, è essa stessa una semplificazione e rischia di trasformarsi in una nuova forma di populismo: il populismo dell'anti-populismo.
Ogni populismo individua un soggetto moralmente superiore e un soggetto moralmente inferiore. Il populismo classico contrappone il "popolo" alle élite. L'anti-populismo contemporaneo tende invece a contrapporre i sedicenti competenti agli incompetenti, i sedicenti responsabili agli irresponsabili, i sedicenti razionali agli emotivi. In realtà trattasi per ciascuna delle due posizioni di una differente gerarchia dei bisogni.
Le domande provenienti dalle fasce sociali più esposte — salari insufficienti, precarietà, costo della casa, servizi pubblici deteriorati, povertà educativa, difficoltà di cura — vengono frequentemente considerate questioni importanti ma non prioritarie, persino inevitabili, prezzi da pagare per ‘unico sistema ritenuto possibile, quello capitalista. There is no alternative, diceva Margaret Thatcher. Per l’anti populista esistono sempre urgenze considerate superiori: la stabilità finanziaria, la fiducia dei mercati, gli equilibri geopolitici, il rispetto dei parametri, la competitività. Perché l’obiettivo non è la trasformazione dell’esistente in vista di una necessaria trasformazione sociale che assicuri giustizia, ma il mantenimento del sistema, chi avalla queste tesi è generalmente tra i soggetti ampiamente garantiti in quel sistema. Qualora invece capitasse anche a loro di subire un’ingiustizia o di aver negato un legittimo diritto ecco che miracolosamente, in quel in quel punto il sistema va corretto.
È qui che emerge il carattere ideologico dell'anti-populismo. Che tradurrei terra terra con una totale assenza di empatia politica.
L’anti populismo ideologico, sedicente pragmatista quando non lo è, consiste nella costruzione di una cultura politica che considera ogni richiesta di redistribuzione profonda (sociale e culturale, non solo economica, vedi le disparità di accesso all’istruzione ad esempio) come un rischio per la stabilità del sistema. È in questo senso il cosiddetto pragmatismo diventa una forma di conservazione dell'ordine esistente. Tanto spietato quanto alla luce anche dei conti della serva inadeguato e pericoloso.
Le radici economiche e sociali del populismo
Tra gli studiosi che hanno interpretato con maggiore lucidità il rapporto tra capitalismo e democrazia c’è Karl Polanyi (1886-1964), storico dell'economia e autore de La grande trasformazione (1944). Polanyi mostrò come ogni volta che il mercato pretende di subordinare integralmente la politica e dunque la società alle proprie logiche, la società reagisce sviluppando una domanda di protezione. E reagisce ad un certo punto in modo apparentemente inaspettato per coloro che sono lontani da condizioni di mancata protezione. Pesta oggi, pesta domani, nega oggi nega domani, togli oggi e togli domani. Alla fine, il meccanismo si rompe.
Se la politica democratica non è in grado di assolvere a quella domanda di protezione degli strati più ampi della popolazione, quella dei ceti medi e bassi, attraverso il welfare, i diritti sociali e la redistribuzione, quella domanda può assumere reazioni quanto massicce quanto inaspettate, ma solo per chi è totalmente sconnesso con il mondo dei non garantiti, fino ad arrivare a forme........
