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L’Europa si è accorta troppo tardi della propria dipendenza strategica

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13.05.2026

Gli incontri multilaterali ospitati a Parigi la settimana scorsa, in sede di G7, hanno riportato al centro del dibattito europeo uno dei temi più delicati della nuova geopolitica industriale: il controllo delle materie prime critiche. Dai colloqui emerge con chiarezza la preoccupazione europea di evitare che la transizione energetica trasformi l’Unione in una potenza industrialmente dipendente dalla Cina.

Il piano europeo per la sovranità sulle materie prime

Il punto di partenza è il Critical Raw Materials Act (CRMA), adottato nel 2024 e implementato a fine 2025 con la messa a disposizione di risorse finanziarie attraverso il RESourceEU Action Plan, il regolamento con cui l’Unione Europea tenta di costruire una filiera autonoma delle materie prime strategiche.

L’obiettivo è quello di ridurre la vulnerabilità europea rispetto al dominio cinese nella raffinazione e nella trasformazione dei minerali critici.

In particolare, entro il 2030 Bruxelles vuole raggiungere tre target fondamentali:

almeno il 10% dell’estrazione interna europea;

il 25% del fabbisogno coperto dal riciclo;

almeno il 40% della raffinazione realizzata dentro l’UE.

Obiettivi ambiziosi e necessari  che tuttavia cozzano con i tempi burocratici, e prima ancora politici, da affrontare per giungere a raccolte differenziate sufficienti e ottenere l’accettazione degli impianti dalle comunità locali interessate: siamo difatti ormai a quasi metà 2026 e il raggiungimento degli obiettivi appare ancora lontano.

Da qui la necessità di accelerare le procedure dei progetti strategici, per il quali la Commissione europea ha introdotto i seguenti termini:

massimo 27 mesi per nuovi siti estrattivi;

15 mesi per impianti di raffinazione e trasformazione.

Una rivoluzione burocratica per gli standard europei, nata dalla consapevolezza che la velocità industriale è ormai una leva tanto quanto il capitale finanziario.

Parigi vuole guidare la nuova strategia industriale europea

La Francia sta cercando di assumere il ruolo di regista di questa trasformazione.

Dietro le riunioni diplomatiche ospitate a Parigi si è discussa, infatti, una strategia più ampia: trasformare il tema delle materie prime in una questione permanente di sicurezza economica occidentale, con la creazione di un’unità permanente che si occupi degli approvvigionamenti in sede OCSE o dell’Agenzia Internazionale dell’Energia.

Il simbolo francese di questa ambizione è il progetto di Lacq, destinato a diventare uno dei principali poli europei per il riciclo dei magneti permanenti e la raffinazione delle terre rare, che rappresenta il vero punto di forza della Cina:........

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