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Proclami e realtà

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02.04.2026

Che tristezza, con quella che sembra la storia più vecchia del mondo: la giovine di bella presenza e il vecchio maschio importante. Una declinazione classica del potere, nella sua accezione più decrepita e maschile. Tanto più patetica, perché si disegna - per la seconda volta pubblicamente (e la prima volta non finì molto bene...) - dentro il pio governo Meloni. Oggi è piuttosto divertente leggere titoli ed editoriali, perché si misura la vetustà di questa vicenda e, assieme, di ogni tentativo di silenziarla o di trasformarla in fatto politico (ovviamente lo è, ma diversamente: per quella formuletta - Dio, Patria e Famiglia, che fa il paio con l'indimenticabile "sono una donna, sono una madre, sono cristiana" - ripetuta fino allo sfinimento e posta come base etica di molte scelte e, soprattutto, di una vantata "moralità" sempre autoassolutoria).

C'è persino chi dice: ma come, la sinistra libertaria e "pro-gender" (qualunque cosa sia, il gender: ancora non lo sappiamo e forse non lo sapremo mai), la sinistra degli arcobaleni e dei guru del libero amore si scandalizza? Fingendo che il problema sia il legame, privato e di cui, sinceramente, non importa niente a nessuno (a parte gli interessati e i loro congiunti), e non la sua eventuale valenza pubblica (al momento non provata). Anche se, restando proprio nel privato, viene da chiedersi: ma allora il tuo Dio-Patria-Famiglia serve solo se devi dichiarare guerra alle scelte e alle condizioni degli altri, che siano le famiglie arcobaleno o i bambini migranti, ma poi a te non si applica? Eh no, se tu rifiuti l'etica inclusiva e il totale rispetto delle scelte, poi devi essere coerente anche con le tue, di scelte. No, non mi scandalizzo: semmai mi deprimo, nel constatare quanto certi schemi siano immortali. E quanto un certo modo giudicante e maschilista s'infiltri pure in taluni ambienti progressisti, in talune ricostruzioni e titolazioni in cui, infine, si ripete lo schema tentatrice-tentato, manipolatrice e Circe (anzi, userò un epiteto greco, perdonatemi: "doloploke", tessitrice d'inganni) contro povero manipolato "che ci casca", mannaggia.

Nemmeno commento chi cerca di rigirare la frittata, accusando la sinistra di... accusare l'uomo di ferro, noto per il suo pugno duro contro "clandestini, anarchici e islamismo radicale". Ma devo essermi persa qualche cosa, perché finora il pugno duro mi pare sia stato con rave party, ragazzini ecologisti e oppositori, visto che gli sbarchi aumentano (ma non se ne parla più), i gloriosi centri albanesi non-fun-zio-na-no e di continuo leggiamo "Lamorgese dimettiti", che è lo slogan ironico che fa deflagrare tutte queste incongruenze, trasmutando le fanfare in pernacchie. No, grazie ma no: gli uomini di ferro e le donne tentatrici li vorremmo vedere solo nelle storielle del passato. Chissà perché, ma nel presente e nel futuro vorremmo solo persone - scriverò una parola stramba e desueta - responsabili.

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