L'ostensione del corpo come luogo della vendetta
Il corpo cancellato dei gazawi, di cui nessuno può guardare la morte, che nessuno può ricomporre: sotto le macerie, dissolti, inabissati. Il corpo continuamente eluso, smaterializzato, nelle testimonianze (perché questo sono, garantite dalla serietà antica e comprovata di The Guardian) dei soldati e degli ufficiali che in “Naza” raccontano il nemico come un bersaglio sul tablet, una scia di puntini, una voce intercettata, un sigla. Un nemico che si cancella con un clic. Ma anche il gioco perverso di Hamas coi corpi del 7 ottobre: esibiti ai limiti, oltre i limiti dell'orrore in quel giorno e, poi, quelli degli ostaggi, sommersi, spariti, evocati continuamente per essere sottratti, negati, inabissati.
Il corpo del condannato a morte esibito in quella che sarà la ciliegina sulla torta avvelenata a........
