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Da Caracas a Nuuk fino a Taipei, salta il banco dell'ordine internazionale

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05.01.2026

Nicolàs Maduro, vicepresidente dei governi di Hugo Chávez, è stato il presidente venezuelano più longevo, artefice di una spietata repressione e di una crisi economica senza precedenti, col Pil crollato dell’80% in pochi anni e l’inflazione schizzata oltre il 500%. Un avversario ideologico e strategico, così come il chavismo, Maduro è recluso presso il Metropolitan Detention Center di Brooklyn insieme alla moglie Cilia Flores, a seguito di un’operazione militare condotta dalla Casa Bianca. Oggi per la prima volta l’ex leader di Caracas si presenterà davanti al Tribunale federale del Distretto sud di Manhattan con l’accusa di narcotraffico, terrorismo, detenzione di armi da guerra e dispositivi distruttivi da utilizzare contro gli Stati Uniti.

L’operazione di Washington contro il Venezuela fa saltare il banco dell’ordine internazionale. La caduta del governo Maduro manu militari cambia la storia occidentale. Si è dinanzi alla prima azione militare per deporre un leader latinoamericano dall’invasione di Panama del 1989 e questo senza un mandato internazionale né una dichiarazione di guerra. È importante inquadrare i motivi dell’intervento americano in Venezuela in chiave geopolitica ed economica, perché chiariscono la sequenza degli eventi ed evidenziano la volontà di rovesciare il governo di Caracas.

Il Venezuela possiede le più grandi riserve petrolifere al mondo, capaci di garantire sicurezza energetica e quindi equilibri internazionali. Riaffermare il ruolo degli Stati Uniti in quell’area significa limitare la Russia e il piano di sviluppo cinese in America Latina. Non si può dimenticare l’obiettivo di espansione economica di Pechino sul Sud Globale. La Belt and Road Initiative, la Nuova Via della Seta, prevede da anni investimenti, grandi opere infrastrutturali,........

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