Gino Paoli: lampi, ombre e una pallottola nel cuore
Gino Paoli era uno studente svogliato, amava la musica jazz e la pittura, preferiva la vita da bohémien e le notti brave e infinite con Luigi Tenco e Bruno Lauzi, con cui ha fondato la cosiddetta “Scuola genovese”, che ha segnato indelebilmente tutto il cantautorato della musica italiana, di ieri e di oggi. Forse è proprio grazie al suo carattere, da uomo perennemente tormentato, il segreto del suo grande successo. E anche il più grande successo di Paoli, “Il cielo in una stanza”, è stato un capolavoro tormentato. Mina decise di incidere il singolo nel 1960 dopo le pressioni delle case discografiche e soprattutto grazie alla grande intuizione di Mogol. E nonostante tutte le perplessità sul brano, di cui la stessa Mina si innamorò dopo aver sentito una versione eseguita solo al piano da Paoli, il 45 giri ha sfiorato i due milioni di copie vendute nell’estate del 1960. E poi è impossibile non canticchiare, in questo triste giorno per la musica italiana, “Sapore di sale”. “Era un flash, un lampo di luce, uno stacco dalla realtà, come dovrebbe essere una vacanza, che significa un allontanamento temporaneo dalle abitudini consolidate”: questo è il significato per Gino Paoli di “Sapore di sale”. E nessuno potrebbe mai sintetizzare meglio il senso di questo capolavoro. Non a caso il brano, arrangiato dal Maestro Ennio Morricone, è stato tradotto in inglese, spagnolo, portoghese e addirittura in croato.
Addio a Gino Paoli. Il cantautore genovese aveva 91 anni
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