menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

"Lupo lupo che fa". Guerra e referendum terremotano (non abbastanza) la politica

4 0
17.04.2026

"Lupo lupo che fa?", recitava un gioco di bambini di tanto tempo fa. Oggi noi ce lo chiediamo con riguardo a Forza Italia, perché il partito azzurro, dalla disfatta referendaria è un po' scomparso dal palcoscenico politico. Ma ci sono segnali che si stia riorganizzando per ottenere o almeno dimostrare, più autonomia rispetto alla Meloni ed al suo declinante sovranismo.

Sembra infatti che non si sia ancora esaurito lo scossone referendario. Questo può essere causa e senso del vertice di Cologno Monzese. In questo quadro, assume specifico significato la nomina di Enrico Costa, esponente centrista già renziano, a Capo Gruppo di FI alla Camera. Sembra di intravedere, in effetti, in questi movimenti una tattica tipica del guastafeste di Rignano, la "mossa del cavallo" il cui esito è di solito spiazzante ed imprevisto ai più.

In un momento in cui l'asse sovranista europeo e mondiale sembrerebbe aver finalmente imboccato la via del proprio naturale -ed auspicato- declino, il riposizionamento di FI verso il centro, evocherebbe un liberalismo democratico ed avrebbe il senso del tentativo di intercettare il voto moderato, smarcandosi al contempo, dal dominio politico e comunicativo della totalizzante leader di FdI.

Se quei segnali da destra saranno confermati nei fatti, ci troveremo di fronte a due ipotesi alternative: primo, che FI abbia ancora un gestore. In tal caso si tratterà solo del riposizionamento del partito politico all'esterno delle angustie sovraniste. Oppure, può accadere che, una volta che la Meloni sarà ulteriormente indebolita dalle contraddizioni e dalle sue incoerenze politiche, potremmo assistere a una nuova "discesa in campo" di un esponente della famiglia proprietaria del partito azienda: Marina Berlusconi.

La risposta interessa evidentemente tutto lo scacchiere politico, anche il cosiddetto campo largo.

D'altra parte, nell'altro campo, appare piuttosto difficile riuscire a immaginare che Renzi riesca a trovare intese programmatiche su temi obiettivamente nevralgici per l'opinione pubblica come quelli di politica estera, con Conte, Fratoianni e Bonelli.

La partecipazione di massa alle proteste per Gaza e al voto referendario rende chiaro che circa il 40% del corpo elettorale che si astiene dal voto politico, non è davvero disinteressato alla politica. Questo 40% capisce e giustamente disdegna l’offerta politica delle due coalizioni, poiché essa è chiaramente ridotta a una mera richiesta di delega in bianco. Il consenso è strumentalmente richiesto per gestire il potere e la sua stessa sopravvivenza.

A destra, dunque, il lupo cambia il pelo. Mentre questo accade, occorre che la sinistra capisca che partiti e potere devono essere e rimanere strumenti della collettività, il mezzo per rappresentare i bisogni e le aspettative del corpo elettorale.

In concreto, anche da questa parte, si dovrebbe innanzitutto riconoscere che l’astensionismo di massa non è indifferenza, ma più spesso espressione di un rifiuto dell’attuale offerta politica, che pertanto deve essere profondamente ripensata.

Per far ciò occorre ricostruire il rapporto tra i partiti e il corpo elettorale, ricollegandosi finalmente alle ideologie, perché altrimenti i programmi saranno sempre insieme incoerenti di idee proprietarie, riducendosi in definitiva l'offerta politica alla sterile competizione tra leader.

Lo si vede plasticamente, osservando i presupposti e le implicazioni della crisi globale innescata dalla guerra in Iran e dal doppio blocco dello stretto di Hormuz: la deriva del delirio del sopruso, iperbole che ha facile accesso in un mondo in cui “ il diritto conta fino ad un certo punto”, è la rovina collettiva.

Il senso di umanità è una necessità della convivenza, poiché su di essa si fonda il diritto e costituisce un indefettibile bene pubblico delle genti.

Soltanto la difesa dei diritti umani e del diritto internazionale consente, a ben vedere, di affermare la democrazia, tanto all'esterno che entro i confini del nostro Paese. 

Si dimostra la necessaria coerenza tra la politica estera e la difesa delle istituzioni repubblicane, combattendo ogni deroga allo Stato di diritto e al diritto degli Stati.

Per dare un senso e sperare nel rinnovamento della partecipazione democratica, occorre ripristinare il ruolo centrale del Parlamento come luogo formale di espressione popolare e sostenere una legge elettorale che favorisca la rappresentanza e non la alteri con sproporzionati premi di maggioranza, in nome di una presunta esigenza (che dovrebbe rimanere strumentale) alla c.d. governabilità. Nel nome della governabilità, infatti si è sacrificato, fino ad annullarlo, il legame tra corpo elettorale e Parlamento e si è annichilita la rappresentatività e la stessa fonte di legittimazione popolare.

Si dovrebbe anche riflettere sulla possibilità di reintrodurre le preferenze e di ridurre le soglie di sbarramento.

Ma soprattutto, occorre rendere concreta ed effettiva la partecipazione alla vita democratica, attraverso iniziative di democrazia partecipata e sistemi di consultazione.

In questo quadro metodologico, il principale contenuto dovrebbe consistere nella pregiudiziale rivendicazione del principio per cui la difesa dei diritti umani o si attua verso tutti o semplicemente non esiste e si ammette di aver abdicato, accettando un mondo caotico e senza futuro retto dal sopruso e dalla violenza: homo homini lupus.

I commenti dei lettori

HuffPost crede nel valore del confronto tra diverse opinioni. Partecipa al dibattito con gli altri membri della community.


© HuffPost