Perché la fiducia crea imprese, e non bastano gli incentivi
Quando si parla di nuove imprese, il dibattito pubblico tende a concentrarsi sugli strumenti di policy: incentivi fiscali, accesso al credito, semplificazione amministrativa. Sono leve importanti, ma non sufficienti. Prima ancora di chiedersi come sostenere chi vuole fare impresa, occorre interrogarsi su una questione più fondamentale: perché alcune società generano più imprenditori di altre?
È questa la domanda che ispira il Global Entrepreneurship Monitor (GEM), il principale osservatorio internazionale sull’imprenditorialità, che da oltre venticinque anni analizza l'evoluzione del fenomeno in più di quaranta Paesi.
L’ultimo Rapporto dedicato all’Italia, curato da Alessandra Micozzi di Università Mercatorum, offre uno spunto di riflessione che va oltre la semplice misurazione del numero di imprese nate: il dinamismo imprenditoriale rappresenta infatti un indicatore della capacità di una società di immaginare e costruire il proprio futuro.
Contrariamente a una convinzione diffusa, la natalità d’impresa non cresce automaticamente insieme al PIL. Una parte della letteratura economica evidenzia, anzi, come all’aumentare del livello di sviluppo possa ridursi il tasso di creazione di nuove imprese. Valutare l’imprenditorialità esclusivamente attraverso il suo contributo alla crescita economica significa quindi coglierne solo una parte del significato.
L’imprenditore svolge una funzione che precede la crescita: assume il rischio dell’incertezza, individua opportunità prima degli altri e trasforma risorse disperse........
