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Dalla manifattura al populismo: 40 anni che hanno cambiato l’Italia

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08.06.2026

Nel 1986 viene approvato l’Atto Unico Europeo, che avvia il processo di costruzione del Mercato Unico all’interno di una fase di globalizzazione sempre più intensa. Una trasformazione che avrebbe modificato profondamente gli assetti produttivi mondiali, ricombinando settori e funzioni e influenzando in maniera decisiva l’organizzazione dell’economia globale.

È in quegli anni che assume crescente rilevanza il concetto di catena del valore, già delineato a partire dal 1980 dall’economista industriale Michael Porter.

All’epoca l’Europa rappresentava circa il 28-30% della produzione industriale mondiale, gli Stati Uniti si attestavano intorno al 25%, il Giappone rivestiva un ruolo di primo piano con circa il 15%, mentre la Cina non raggiungeva il 5%.

Quarant’anni dopo lo scenario è radicalmente cambiato: l’Europa è scesa al 15-18%, gli Stati Uniti al 17%, mentre la Cina è salita intorno al 30%, affermandosi come la principale manifattura del mondo.

In quel periodo l’industria contribuiva per circa il 30% alla formazione del prodotto mondiale e la manifattura ne rappresentava circa un quinto. E in Italia?

Una recente ricostruzione, per quanto ancora provvisoria, realizzata dall’Istituto Guglielmo Tagliacarne mostra come, nell’anno dell’Atto Unico, il valore aggiunto dell’industria pesava per il 33% sul totale dell’economia nazionale. In quarant’anni questa quota si è ridotta di circa un quarto. Ma il dato forse più significativo riguarda la profonda ricomposizione territoriale avvenuta nel........

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