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Referendum, questo voto ha lo stesso peso del referendum 2016

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25.03.2026

Quest’anno la primavera è arrivata con due giorni di ritardo. Il 23 marzo una ventata di democrazia, partecipazione e amore per la Carta costituzionale ha posto definitivamente fine all’illusione di un governo in luna di miele perpetua con i cittadini.

La schiacciante vittoria del No, resa ancora più politicamente significativa dal ritorno al voto di tanti astenuti, ha rovinato i piani di una destra che ha voluto portare un attacco senza precedenti alla democrazia costituzionale.

Con l’archiviazione della riforma della magistratura, è evidente che si assesta un colpo anche a premierato, leggi elettorali palesemente incostituzionali e all’arroganza di un potere senza pudore. Le vicende Del Mastro e Bartolozzi, su questo ultimo punto, sono estremamente significative e non è un caso che le loro dimissioni siano state una conseguenza ineluttabile del voto. Lo stesso vale per la richiesta di dimissioni alla Santanchè proveniente da Giorgia Meloni (che, a questo punto, dovrebbe chiudere il cerchio, chiedendo le dimissioni anche a sé stessa).

L’elettorato è tornato a votare perché sapeva di poter contare e perché ha sentito suonare l'allarme democratico. La valanga di No si è rivolta contro una riforma sbagliata, ma anche contro autoritarismo, escalation di guerra, arroganza spregiudicata del potere e condizioni di vita sempre più insostenibili. Una valvola di sfogo che ha rotto la passivizzazione.

Giorgia Meloni, il suo governo e........

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