menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Un giovedì particolare

17 0
09.03.2026

Molto tempo fa andai a un firma copie di Paulo Coelho e per me, giovane scrittore agli esordi, fu una rivelazione. Vedere via Veneto bloccata per le tante persone in fila per ottenere un autografo fu davvero emozionante. Ebbi la conferma di quanto sia grande il potere dei libri. Di anni ne sono trascorsi davvero molti, per lo meno un paio di decadi, l’era tecnologica ha preso il sopravvento, ma qualche giorno fa ho avuto di nuovo conferma della magia che la letteratura può creare e come con la sua melodia incantata riesca ad attivare frotte di persone.

Al Palazzo del freddo a Roma, sede della scuola di scrittura Genius, eravamo a centinaia ad attendere l’arrivo Amélie Nothomb. L’autrice belga, scrittrice da milioni di copie, pluripremiata e acclamata in tutto il mondo, ha presentato il suo nuovo romanzo “Meglio così” (Voland), dedicato alla madre, scomparsa qualche tempo fa. Nel libro -per mezzo della scrittura- la Nothomb assolve la madre dalla sua doppiezza e dalla durezza che talvolta ne ha caratterizzato le azioni. Questo romanzo è l’atto d’amore di una figlia che tenta con lo strumento che più le è proprio di scagionare la madre. Dice la Nothomb nelle ultime pagine “Da una trentina di anni molti lettori mi hanno detto che, leggendo i miei libri, si percepiva il mio amore per mio padre e la mia ostilità verso mia madre” negando subito dopo che ciò sia vero. Io ho avuto la medesima sensazione e nello scarto tra quello che i lettori percepiscono e ciò che l’autrice afferma credo risieda l’umanità della Nothomb, perché “Meglio così” è il grido di un’orfana.

Pratico e insegno qigong, sono da sempre appassionato di cultura cinese, dopo l’incontro al Palazzo del freddo mi sono spostato al Teatro degli Scrittori per la proiezione del documentario “Alle tre del pomeriggio: L’eco mondiale di una poesia del rider”; evento organizzato da FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori), Roma 9 Centro di Scambi Economici e Culturali sino-italiani e Suzhou International Cultural Exchange Promotion Association.

Il documentario racconta dell’incontro della dottoranda Martina Benigni e del poeta cinese Wang Jibing -che vive a Kunshan- conosciuto in Cina con lo pseudonimo “Shihuang” (il raccoglitore) a causa del suo precedente lavoro dove raccoglieva immondizia per rivenderla. Wang Jibing di giorno affolla le strade insieme agli altri rider cinesi, poi, di ritorno a casa raccoglie emozioni trasformandole in versi. Mentre la dottoranda in civiltà dell’Asia e dell’Africa alla Sapienza Martina Benigni si trovava in Cina per studio, è rimasta colpita da una raccolta di Wang che le ricordava suo fratello, anch’egli rider, ed è riuscita ad incontrarlo. Da questo incontro è nato uno scambio, un’amicizia, la traduzione in italiano della poesia “Alle tre del pomeriggio”, un ponte tra la cultura cinese e quella italiana. Tutto ciò viene raccontato nel documentario con freschezza e tenerezza, la stessa che si trova tra i versi di Wang -il poeta rider- e nelle parole da lui pronunciate nella pellicola “la vita è amara, trovo lo zucchero nella letteratura”. Per i presenti omaggi, una cena a base di riso alla cantonese e ravioli e quell’accoglienza e quella gentilezza che mi hanno tanto colpito nei miei viaggi in Cina.

I commenti dei lettori

HuffPost crede nel valore del confronto tra diverse opinioni. Partecipa al dibattito con gli altri membri della community.


© HuffPost