G8 di Genova. In ogni caso, nessun rimorso
"E tu dove eri?". Ogni persona della mia generazione, ogni persona che ha fatto parte del movimento no global, ogni persona che ha sognato e creduto nel fatto che, un altro mondo fosse possibile, sa benissimo cosa significa quella domanda. Anche se non vi è specificato un giorno, un luogo, un orario, ognuna ed ognuno di noi sa. "E tu dove eri alle 17:27 del 20 luglio del 2001?".
Eravamo ai nostri posti, quelli dove ancora siamo dopo 25 anni, eravamo con i nostri sogni, la nostra rabbia, le nostre utopie.
Eravamo con la convinzione di avere una visione lucida del futuro, di avere ragione.
Eravamo diversi e diverse, sindacati, reti ecologiste, associazioni, femminismi, organizzazioni contadine, centri sociali, movimenti del Sud globale, collettivi universitari. Disobbedienti, tute bianche, rete Lilliput, commercio equo e solidale, comuniste e comunisti, democratiche e democratici di sinistra, anarchiche e anarchici, gente senza partito, gente di partito, cattolici, avevano creato uno spazio comune permeabile, attraversabile, conflittuale e radicale, che metteva in discussione tutto ciò che veniva presentato come inevitabile. Chiedevano la redistribuzione delle ricchezze, la cancellazione del debito per i paesi impoveriti, diritti sociali, democrazia reale, tutte cose che mettevano in pericolo l'ordine neoliberale, il potere politico ed economico delle grandi potenze mondiali.
Popolo, mondo, tutte e tutti insieme, alle 17:27 del 20 luglio del 2001, eravamo dove era giusto stare, tutte e tutti anche chi fisicamente non era a Genova, c'eravamo 25 anni fa e ci siamo eravamo oggi, in questi giorni in cui abbiamo celebrato un ricordo collettivo dei 25 anni del G8 di Genova, i 25 anni del massacro della scuola Diaz, i 25 anni di Bolzaneto, i 25 anni senza Carlo Giuliani. Abbiamo vissuto un ricordo collettivo, ma il ricordo non è una materia immobile, il ricordo non è una........
