L’Europa scopre la geometria del nuovo mondo
Nel discorso sullo Stato dell’Unione Ursula von der Leyen ha pronunciato una frase che rischia di essere più importante delle singole proposte che l’accompagnano: "Our systems were made for a different world". I nostri sistemi sono stati costruiti per un mondo diverso.
La presidente della Commissione parla di sicurezza, cyberattacchi, sabotaggi, incendi dolosi, incursioni di droni: le minacce aumentano e, riconosce, dottrina, istituzioni e processi decisionali europei "have not kept pace with the new reality". Abbiamo gli strumenti tecnici per affrontare queste minacce, ma il sistema nel quale sono collocati è stato pensato per una configurazione del mondo che non esiste più nella stessa forma.
Insomma, è una questione di filosofia teoretica allo stato puro: che cosa accade quando un sistema scopre che le categorie attraverso cui ha ordinato il mondo non bastano più a comprendere il mondo che ha davanti? Non si tratta, naturalmente, di attribuire a von der Leyen una teoria che non ha formulato. Ma sarebbe metodologicamente curioso ritenere che la portata di un discorso politico coincida necessariamente con le intenzioni teoriche dichiarate da chi lo pronuncia. Le istituzioni possono registrare una trasformazione prima ancora che la teoria disponga delle categorie necessarie per pensarla.
La nuova soglia della sicurezza
La sintassi giuridica tradizionale, se applicata rigidamente, rischia allora di arrivare in ritardo sulle minacce ibride: quando la minaccia può essere finalmente identificata e classificata come tale, ha già prodotto parte dei suoi effetti. L’indeterminazione si è risolta, ma proprio nel risolversi ha modificato il quadro nel quale la decisione deve essere presa.
È in questo quadro che von der Leyen propone un counter-hybrid playbook e quello che definisce significativamente «Europe’s own Article 4»: un Emergency Security Protocol. Il riferimento è all’articolo 4 del Trattato Nato, che prevede la consultazione tra gli alleati quando uno di essi ritenga minacciate la propria integrità territoriale, indipendenza politica o sicurezza. La proposta europea ne riprende la logica: un singolo Stato membro potrebbe attivare il meccanismo, provocando la convocazione degli altri per coordinare la risposta, dissuadere l’escalation e mitigarne gli effetti.
Ma la novità sta soprattutto nella soglia alla quale questo meccanismo dovrebbe operare: von der Leyen parla di incidenti che restano al di sotto dell’aggressione armata, pur minacciando chiaramente la sicurezza nazionale. È precisamente in questo “al di sotto” che si concentra una parte essenziale del problema contemporaneo.
Si parla, in questo caso, di funzione performativa del diritto, un tema sempre più attuale in un mondo contemporaneo segnato dalla crescente interazione tra osservazione, decisione e trasformazione della realtà osservata. La norma non si limita a qualificare una realtà già data per stabilire successivamente come reagire: predisponendo procedure, soglie di attivazione e forme di coordinamento, entra essa stessa nella configurazione che intende governare. La mobilitazione preventiva modifica aspettative e comportamenti, segnala capacità di reazione, può dissuadere l’avversario e indurlo ad adattare la propria condotta. Il diritto, insomma, non interviene soltanto dopo l’evento: concorre a configurare il campo nel quale l’evento può prodursi.
Un ordine non più binario
Il diritto pubblico e il diritto internazionale moderno hanno costruito la propria capacità ordinatrice attraverso alcune grandi distinzioni: guerra e pace, interno ed esterno, civile e militare, pubblico e privato, territorio nazionale e spazio internazionale. Individuato il fatto, era possibile almeno in linea di principio individuarne l’autore, il territorio interessato, l’ordinamento competente e quindi la risposta. Queste coppie........
